Author Archives: Agnese

Arrivederci in Cielo, care Sorelle!

Con commozione, profonda gratitudine e preghiera al Signore, facciamo memoria di tutte le Sorelle della nostra Congregazione che hanno concluso il cammino terreno durante i tre mesi della pandemia del coronavirus. Sentiamo forte il desiderio di celebrare la loro memoria ricordando la preziosità della loro vita consacrata cottolenghina, donata e consumata per Dio e per i Poveri, fino al sacrificio della vita, compiuto nel silenzio e nella solitudine di quei tempestosi giorni del diffondersi del contagio nelle nostre comunità.
In spirito di forte comunione, di vera fraternità, di grande riconoscenza e di intensa preghiera, sentiamoci unite tra il Cielo e la terra come unica Congregazione che, insieme alla Piccola Casa, eleva a Dio il suo Deo gratias per queste nostre care Sorelle, in particolare per la carissima Madre Caterina Ternavasio, ricordando di ciascuna di loro la bellezza della loro consacrazione e del loro essere vere figlie del Santo Cottolengo.

Madre Elda Pezzuto

Ecco i loro volti, che ora contemplano quello del Padre!


“Guardate a Lui e sarete raggianti” (Sal 34,5)


“Conosce il Signore la vita dei buoni. La loro eredità durerà per sempre” (Sal 37,18)


“Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito” (Sal 45,14)


La Bellezza del nostro Incontro

Anche il nostro Santo, dal cielo, ha sicuramente pensato che quest’anno non ci sarebbe stata nessuna festa per lui.…Del resto egli stesso, conoscendolo, non avrebbe avanzato nessun desiderio, impegnato ad ascoltare le preghiere di tutti i suoi figli, ad intercedere per loro presso il Padre buono e
provvidente…quel Padre che ci ha insegnato ad amare, ad invocare sempre, specie nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo …..
La gioia di sapere che, nonostante le fatiche del momento, i suoi figli e le sue figlie spirituali, ma soprattutto i suoi “padroni” e le sue “perle”, cioè gli anziani, i poveri e le persone fragili accolte nelle diverse Case Cottolengo in Italia e nel mondo, sono trattati bene, stanno bene, …questo lo ricompensa già di tutto, è motivo di gioia grande….

Ma come si sa, non si “vuole bene” solo con la presenza e la vicinanza, …ci sono tanti e altri atteggiamenti con cui possiamo esprimere l’affetto, la gratitudine, la stima….e questo tempo così difficile e strano di pandemia lo dimostra. Non potendosi incontrare, la creatività dell’amore non ha comunque fermato l’entusiasmo dei giovani, degli amici e dei volontari della Famiglia cottolenghina e di quanti, fatto proprio il suo messaggio, hanno pensato comunque di far festa al Santo e testimoniarGli quanto la sua vita di fede, di speranza e carità sia importante per la loro esistenza.

Ed ecco quanto sono riusciti a”mettere in piedi” mobilitando l’universo mondo, ma…..che bellezza, che entusiasmo….e il Santo dal cielo gioisce e benedice.


Un SOGNO lungo 50 anni!!!

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06 aprile 1970 – 06 aprile 2020

Lo aveva detto il nostro santo, San Giuseppe B. Cottolengo: “La Piccola Casa arriverà in India!”.

E questo “sogno” si è realizzato!

Con gratitudine e stupore, dal nostro cuore si innalza un inno di lode alla Divina Provvidenza che proprio 50 anni fa, accogliendo l’invito del Concilio Vaticano II di “andare ed annunciare la Buona Novella Ad Gentes” e facendo “memoria” del desiderio del Cottolengo stesso, ha dato inizio al progetto d’Amore che nel tempo è cresciuto e si è sviluppato in diversi stati dell’India.

Il 6 aprile del 1970, infatti, alcune giovani ragazze dello Stato indiano del Kerala, giungevano alla Casa Madre di Torino accompagnate da don Giuseppe Kureethara, giovane sacerdote indiano. Egli, durante la sua permanenza a Roma per studio, aveva conosciuto il carisma cottolenghino e ne era rimasto affascinato.

Forte in lui era il desiderio di portare il nostro carisma anche in India, in Kerala.

I superiori di allora, la carissima Madre Bianca Crivelli con il suo Consiglio e il carissimo Padre Luigi Borsarelli, docili alle interpellanze dello Spirito Santo, sono stati i promotori di questa grande “impresa carismatica”.

Il cuore di queste giovani aspiranti, arrivate in Italia per la prima volta e da un paese così lontano, era colmo di sofferenza per il distacco dalla propria terra e dai propri cari, ma l’accoglienza che gli abitanti della Casa Madre di Torino avevano preparato per il loro arrivo, aveva subito allontanato ogni paura.

Ancora oggi queste sorelle ricordano i balconi dei diversi padiglioni della Piccola Casa di allora, gremiti di suore ed ospiti che le salutavano con battimani e sventolio di fazzoletti.

Ecco la testimonianza di due sorelle che, oggi, si trovano in Italia, alla Piccola Casa di Torino.

Sr. Annie Puthemparambil, fisioterapista presso il padiglione SS. Trinità che accoglie le Sorelle anziane e malate:

“Oggi ricordare e raccontare i 50 anni trascorsi mi dà ancora una volta l’occasione per ringraziare la Divina Provvidenza di far parte della Famiglia carismatica cottolenghina e della Piccola Casa, ma soprattutto di avermi chiamata ad essere strumento del trapianto del cavolo. È proprio vero che Dio sceglie ciò che nel mondo è debole. Eravamo delle giovani, fragili, deboli, ma abbiamo capito che tutto era possibile se gettavamo in Lui le nostre fatiche: Egli ci avrebbe dato la forza”.

Le fa eco sr Jacintha Mukkath, Consigliera della Madre per la formazione:

“Ora il cavolo trapiantato ha dato il suo frutto e sono 15 le presenze nelle quali amano e operano le sorelle cottolenghine in India. Esse, guidate e sorrette dalla fede, dalla preghiera e dalla vita fraterna, lavorano instancabilmente, testimoniando anche ai fratelli di altre religioni, la carità cristiana. Con il loro servizio ai fratelli appartenenti anche a religioni diverse proclamano che nella fede, conosciamo Dio Padre buono e provvidente ed esercitando quotidianamente la carità nello spirito del nostro Santo Fondatore la rendono credibile”.

Sr Francisca Panakaparambil, attuale Superiora Provinciale della Provincia cottolenghina d’Asia ha voluto, con un video, raccontare la storia di questi 50 anni. Una storia fatta non solo di date, eventi, ma soprattutto di benedizioni del Signore.

hSi, il Signore nella sua infinita Provvidenza ha sempre guidato il cammino e noi, confidando in Lui, continuiamo a camminare in gioiosa speranza perché ancora una volta il nostro Santo ce lo dice: “Bisogna confidare e confidar sempre in Dio: e se Dio risponde colla sua Divina Provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure provvede” (S.G.B. Cottolengo).

Guarda il video:

Deo gratias!


Una LUCE che cambia la vita!

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…la luce del Vangelo, Buona Novella che dà senso al quotidiano vivere;

…la luce dell’incontro con Cristo che trasforma l’essere e lo proietta verso l’Alto e verso l’Oltre;

…la luce di un Carisma, quello di San Giuseppe B. Cottolengo, che dona uno sguardo nuovo sulla realtà e sul senso della vita;

…scintille di luce che, nelle realtà cottolenghine presenti nell’America del Nord e del Sud, si sono accese e hanno irradiato gioia nelle giornate di fraternità e di preghiera vissute con i Laici Aggregate/i alla Congregazione Suore di San Giuseppe B. Cottolengo per la Rinnovazione delle loro Promesse. A loro la nostra vicinanza affettuosa, il nostro Deo Gratias per il loro “esserci” e la preghiera al Signore perchè benedica il loro cammino.

Sabato 15 febbraio 2020 presso il “Marian Center” di Miami – Florida

“Aiutaci a entrare insieme, come un’UNICA FAMIGLIA, in un’ARCA
che possa solcare i mari in tempesta del mondo:
L’ARCA DELLA FRATELLANZA”
(Papa Francesco)

Rinnovo delle Promesse e nuova Promessa Sabato 22 febbraio ad Esmeraldas – Ecuador presso la Parrocchia “Santa Marianita”

“Io ti rendo grazie, Signore: hai fatto di me una meraviglia stupenda. (Salmo 139,14)

Rinnovo delle Promesse Martedì 25 febbraio a Manta – Ecuador
presso la Chiesa de “La Dolorosa”

“La storia di Dio e la storia degli UOMINI sono mescolate insieme. Camminiamo insieme. ” (Dom H. Camara)


“Custodite dall’Amore per adorare e servire: viviamo la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri“

Category : Vita di famiglia

Madre Elda con le Consigliere della Famiglia di Vita apostolica hanno percorso “in lungo e in largo” l’Italia per incontrare tutte le Sorelle delle comunità e insieme 3° Consegna degli Atti del X Capitolo generale che ci esorta a vivere “la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri”. Per poter vivere in modo vero l’incontro con il povero è necessario saper “ASCOLTARE”. È questa una parola dal profondo significato biblico: è Dio che per primo si è messo in ascolto della sofferenza del suo popolo…di ciascuno di noi.

L’ascolto è l’atteggiamento  richiesto per poter svolgere con rinnovato entusiasmo la nostra missione di “sorelle e madri dei poveri” e servirli con quella espansione di tenerezza, amore e gioia, caratteristiche della spiritualità cottolenghina.

Ci sentiamo, così, profondamente radicate nel cammino della Chiesa, ben delineato da papa Francesco nell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando dice: La missione … non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, … È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG 273).

PROVINCIA DI ROMA

Sardegna

“La missione sta nella testimonianza che si dà. Arriva per tutte il tempo di lasciare l’attività, ma i piccoli gesti, come un sorriso, una buona parola, un gesto di delicatezza…sono testimonianza della tenerezza di Dio e quindi sono espressione di missionarietà.”

“È importante fare un lavoro personale e interiore per poter passare dal fare all’essere.”

Toscana

“Io sono contenta e mi sento una “missione” perché ogni attimo è vissuto nell’amore e nell’ascolto delle Sorelle, anche quelle più difficili e malate.”

“Voglio morire in uno slancio d’amore per Gesù.”

Lazio

“È importante crescere e rafforzarci nell’essere, crescere nella fede che ci aiuta a vivere relazioni umane tra di noi e con chi incontriamo: rispetto, stima perché tutti perché siamo figli di Dio, figli amati e perdonati.”

“Doniamo la vita non solo nel servizio, ma sempre! L’offerta delle nostre sofferenze, unite a quelle di Cristo ci permette di continuare a stare spiritualmente accanto ai fratelli.” 

Campania

“È l’amore che mi spinge verso i poveri…l’amore apre il cuore e la mente”

“Ho ricevuto molto e forse ho dato poco, ma i poveri sono dentro di me e li amo molto, sono la perla preziosa.”

Emilia Romagna

“I laici sono chiamati ad essere più attivi e protagonisti nella Chiesa…questo interpella anche noi religiose chiamate ad aiutarli a crescere nella corresponsabilità e partecipazione delle nostre opere.”

“Io sono entusiasta di tutto il bene che la Piccola Casa sta facendo per i poveri. Mi sento spinta a pregare perché la Piccola Casa e il Carisma cottolenghino si espanda sempre più.”

Lombardia

“L’incontro con l’altro è sempre un incontro mistico che lascia una scia di luce dentro e questo permette di intessere vere relazioni.”

“La Divina Provvidenza mi manda i poveri e io li aiuto con tanto affetto….cerco di ascoltare la loro sofferenza. Alla sofferenza umana Dio non da la risposta, ma una persona che accompagna e aiuta a vivere tale sofferenza”

“Di tutti gli anni di servizio dico Deo Gratias e le fatiche dell’oggi le accolgo e le offro così che nulla vada perduto per quest’ultimo pezzo di strada che ho da percorrere.


Voglio che tu ci sia!

Category : Formazione , Giovani

Dal 29 novembre al 1 dicembre si è tenuto alla Piccola Casa di Torino un weekend in stile ‘cottolenghino’ con un gruppo di giovani.

In questi tre giorni abbiamo affrontato tre temi: la povertà, la piccolezza e la debolezza.

Siamo partiti dalle nostre esperienze perché per poter comprendere e vivere in pienezza queste tre tematiche c’è bisogno che si parta da un volto, un volto concreto. Il primo volto è il nostro perché se non riconosciamo noi stessi poveri, fragili e piccoli di fronte a Dio non possiamo essere d’aiuto per il prossimo: riconoscendoci un Nulla nelle mani di Dio possiamo essere Suo strumento vivo e ardente. Se riponiamo in Lui le nostre povertà esse potranno avere un colore nuovo, di luce.

Siamo tutti poveri ma riconosciamo la povertà dell’altro o la giudichiamo solo? Riconosciamo il povero come una creatura infinitamente amata dal Padre, l’immagine viva di Dio?

Se la riconosciamo, allora, nulla ci deve separare da loro, perché avvicinandoci ai poveri possiamo toccare con mano e cuore ardente il Corpo del Signore che soffre e vive in loro. E non vi è nulla di più bello che prenderci cura di Lui e far sentire l’altro interamente amato nella sua povertà.

Il weekend si intitolava proprio “l’amore è la spiegazione di tutto. Voglio che tu ci sia!”. L’amore di Dio è ciò che ci smuove e ci mette in moto. Siamo Amati per amare.

Chiara


Insieme senza esitare

Category : Formazione , Giovani

E’ quetso il titolo del convegno Cism-Usmi-Pastorale Vocazionale CEI a cui abbiamo partecipato dal 18 al 22 novembre a Collevalenza. Quattro giornate per riflettere, interrogare e interrogarsi, lasciarsi provocare sui temi di diversità, interculturalità, intergenerazionalità. Giornate intense e dense di contenuti ma anche, o soprattutto, ricche di amicizia e nuove relazioni, che ci aiutano a sentirci parte di una Chiesa in cammino, non come piccole isole ma come fratelli e sorelle che scoprono insieme strade nuove!

Per raccontarvi cosa abbiamo vissuto abbiamo scelto alcune immagini, e per ognuna di esse una frase che ci ha stupito e che ci siamo portate a casa.


Ho cercato di mettere insieme l’immagine della Pentecoste e pezzi di puzzle perché mi ricordano la frase di Turoldo: “sei fedele alla Chiesa se la aiuti a cambiare” per dire com’è importante che ognuno di noi, piccola tessera di un grande puzzle, mettiamo il nostro apporto intellettuale, fisico, creativo, dinamico, critico ecc, per aiutarci tutti insieme a costruire una Chiesa sempre più vicina al sogno di Dio. Tenendo presente che lo Spirito Santo ci è stato donato. Dobbiamo smettere di trovare il colpevole in ogni situazione, dobbiamo cominciare a prenderci cura del nostro modo di vivere il cristianesimo… E a prenderci cura di tutta l’umanità, non solo pensando ai nostri pochi cattolici che vengono ancora a Messa… Tenendo in mente quella frase del film Ameluk: “io non mi prendo cura degli altri perché sono cattolici loro, ma perché sono cattolico IO”
La vita è piena di differenze. Sappiamo che non siamo uguali agli altri, che ciascuno ha una propriia prospettiva. Alla base della nostra vita ci sono le differenze di lungua, cultura religione, colori…
Essere umano è un processo perognuno, lo diciamo continuamente. Allora cerchiamo di vivere insieme valorizzando le diversità per costruire nuove fraternità dove ognuno perdona, condivide, si sacrifica…fino a diventare una famiglia.


LA BELLEZZA E’ ESSERE INSIEME

Siamo tutti fratelli ma diversi: per colori, capacità, cultura, età, carattere. L’importante è riconoscerci persone fragili, impegnandoci per comprendersi, aiutarsi, accettarsi e dialogare, per creare tra noi un’armonia insieme; per costruire una Chiesa e una Comunità senza divisione, giudizio, non egocentrica, come Gesù ha insegnato ai suoi disepoli.

L’altro è diverso da me. Non solo per la provenienza o la lingua. Ognuno è diverso: questa è una ricchezza perchè le potenzialità dell’altro mi aiutano a crescere, e a volte l’altro diventa un punto di riferimento. Ma a volte non capiamo tutto quello che gli altri intendono comunicarci. Ognuno ha il suo punto di vista, noi vediamo solo alcuni elementi e dobbaimo andare oltre, questo modo di vedere porta bellezza e colore nella nostra vita.



La nostra diversità è la nostra bellezza e ricchezza naturale, interculturalità e multiculturalità è un dono che dobbiamo scoprire e vivere insieme con gioia.

Gesù ci chiama a vivere insieme. Amandoci, aiutandoci, ascoltandoci, rispettandoci, accogliendoci e capendoci anche se siamo molto diverse tra noi…perchè facendo così la nostra vita diventa una meravigliosa comunione!



…cioè non è cieco ai colori…
ma vede e ama ogni colore…
e la vita a colori è sicuramente più bella!

“Mentre la gente, la gente non si comprende più: ogni individuo usa una lingua diversa. Babele diventa il luogo della confusione, dell’incomprensione. Bisogna imparare a capirsi di nuovo, da una lingua all’altra. A piccoli passi. Parola per parola. È un castigo certamente più blando rispetto al diluvio e allo sterminio totale che la generazione precedente si è meritata. Forse non è stato nemmeno un castigo vero e proprio, ma un modo per attestare la complessità del genere umano, per moltiplicare la sua capacità di espressione, le infinite sfumature di ogni parola in ognuna delle tante lingue del mondo.
Forse è stato più un dono che un castigo, la torre di Babele.”

La diversità esprime la creatività del Creatore

Custodire…

Le singole persone: Permettere che le persone possano FIORIRE ma non SOPRAVIVERE .
L’unità: La fraternità è il più CREDIBILE Vangelo che possiamo TESTIMONIARE oggi!
La storia e il carisma: Il nostro Dio è il Dio della storia e la nostra fede è una fede che opera nella storia. Non c’è FEDELTA senza CAMBIAMENTO.

Custodire è il modo di servire Dio, e noi siamo chiamati a custodire i nostri fratelli e sorelle,perché si custodisce solo ciò che per noi ha un valore.

Deo Gratias!!

Sorelle di Casa Formazione


“Missione” nei monasteri

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Custodite dall’Amore per adorare e servire:  viviamo la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri

Madre Elda con le sue Consigliere della Famiglia di vita contemplativa dal 6 al 10 novembre 2019 hanno mosso i passi, insieme, per raggiungere i monasteri italiani e incontrare e ascoltare in fraterna semplicità le Sorelle. Sono state a Manziana, a Torino, a Biella, a Cavoretto e a Pralormo per la 3° Consegna degli Atti del X Capitolo generale che ci esorta a vivere “la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri” lasciandoci accompagnare, toccare, spingere, travolgere da una parola di profondo significato biblico: “ASCOLTARE” declinato in 7 ambiti, di cui il primo dedicato all’ascolto delle Sorelle e vissuto in questi giorni di grazia.

Il tema dell’ascolto, ma soprattutto la missione di essere preghiera che ascolta e porta il grido dei poveri ai piedi del Crocifisso ha fatto eco alle parole del Papa nei documenti Evangelii Gaudium e Vultum Dei quaerere, e dei nostri Atti del Capitolo:

Se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari” (EG 272).

C’è una forma di preghiera che ci stimola particolarmente a spenderci nell’evangelizzazione e ci motiva a cercare il bene degli altri: è l’intercessione. […], l’intercedere non ci separa dalla vera contemplazione, perché la contemplazione che lascia fuori gli altri è un inganno(EG 281).

La missione … è qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG 273).

“Con la vostra preghiera potete guarire le piaghe di tanti fratelli (VDq 16). 

Non privateci di questa vostra partecipazione alla costruzione di un mondo più umano e quindi anche più evangelico. Unite a Dio, ascoltate il grido dei vostri fratelli e sorelle (cfr Es 3,7; Gc 5,4). Esercitatevi nell’arte di ascoltare, «che è più che sentire», e praticate la “spiritualità dell’ospitalità”, accogliendo nel vostro cuore e portando nella vostra preghiera quanto riguarda l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26)” (VDq 36).

Il X Capitolo ci ha interpellate a ritrovare nuovo slancio nella forza missionaria dell’intercessione: “La nostra missione, il nostro essere chiesa in uscita, oltre che nello stile e nello spirito di famiglia, si concretizza anche nella consapevolezza della comune solidarietà che ci lega alla famiglia umana, nell’essere sorelle e madri verso le povertà e i bisogni dell’uomo, che raggiungiamo e “curiamo” attraverso l’intercessione” (Atti n. 52). 

Un’esperienza nuova, questa, di muoverci tutte insieme, una novità storica, molto positiva e arricchente per noi e per le comunità visitate! Ci ha fatto sperimentare la bellezza di essere Famiglia, di essere Sorelle in cammino, tutte con lo sguardo immerso in Dio e radicate nella missione di raggiungere e curare le piaghe dell’uomo attraverso l’intercessione.

Deo gratias e avanti in Domino, liete!

Madre Elda, Sr Rossella, sr Cristina, sr Patrizia, sr Maria Elena



Io sono una missione

“Io sono una missione” è questo il tema trattato da Padre Marcello Finazzi (Passionista) tenuto alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino sabato 14 settembre, in occasione del 22° incontro nazionale dei Laici Aggregati alla Congregazione delle Suore di S.G.B.Cottolengo.

Sono stati giorni di formazione e di grande intensità che sono culminati domenica 15 settembre nella celebrazione eucaristica nella Chiesa Grande durante la quale hanno emesso o rinnovato le loro promesse alcuni appartenenti all’Associazione.

Riportiamo una testimonianza di chi ha partecipato all’incontro con Padre Marcello.

Dove tu mi vuoi…
L’incontro con padre Marcello è stato davvero illuminante. È riuscito a creare quel ponte, che spesso manca anche a noi che ci professiamo cattolici, tra il concetto di Missione e la nostra vita quotidiana.
Perchè un Dio che potrebbe agire da solo coinvolge noi? Lui, nella sua infinita misericordia, nel suo darsi totalmente a me, per me, sceglie di non agire da solo e di coinvolgermi nel Suo progetto.
La Missione viene intesa non come un impegno moralistico, ma come un sentire dentro, una fiducia piena, un abbandono che i cristiani affrontano con coraggio, un coraggio carico di realismo e di gioia che non significa non ammettere che talvolta umanamente si fa fatica, ma mettersi comunque in cammino, mettersi nelle Sue mani e leggere gli avvenimenti alla luce di un disegno d’Amore che Dio ha accuratamente preparato per ciascuno di noi.
Padre Marcello ci ricorda che siamo una Missione su questa terra, marchiati a fuoco da tale Missione che non può rappresentare solo una parte della nostra vita, ma deve coincidere con il nostro stesso essere e che ci porta alla consapevolezza che l’incontro con Dio è un incontro d’Amore, è un incontro che porta alla sequela e ci rende fiumi d’acqua viva, sorgente per l’altro. Ciò che scaturisce da questo incontro è un ancor più forte desiderio di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, alleviare, liberare e guarire.
Il missionario è colui che ha conosciuto l’Amore di Dio, è colui che ha sperimentato con tutta la sua umanità l’esperienza di essere amato realmente e gratuitamente. Proprio in virtù di ciò testimonierà con tutta la sua vita la bellezza della sequela e la gioia di lasciare tutto per andare verso la porta stretta, con la certezza che una volta attraversata questa porta troverà come immensa ricompensa il grande mare dell’Amore di Dio.
La sclerocardia in cui siamo immersi nella nostra vita quotidiana, conclude Padre Marcello, ci porta a mettere noi stessi al primo posto, a cercare personali riconoscimenti, a difendere il nostro punto di vista, a rimanere ancorati ai nostri schemi, senza sentirci più popolo. Così facendo ci allontaniamo sempre di più da una carità concreta e generosa.
Apriamo il cuore perchè accada l’esperienza dell’abbraccio rigenerante, un abbraccio che trasforma le nostre profonde ferite in feritoie all’interno delle quali Gesù Cristo può entrare e alleviare il dolore.
Per essere Missione, lasciamo quindi che Dio ci contempli, cambiamo sguardo, non ci accontentiamo, attingiamo dal Suo Amore, cerchiamo di avere uno sguardo di fede sulla realtà che viviamo, lasciamo che il nostro caos sia “abitato” dal Mistero e sarà il Mistero stesso a darci le risposte.
Deo Gratias
Francesca Cirese       

Possano davvero queste giornate essere state un punto di partenza o una continuazione del cammino alla scoperta del nostro ESSERE missione ogni giorno!


Convegno Giovani

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Alla Piccola Casa tre giorni in cui riflettere, condividere e scoprire la bellezza dell’essere giovani vivi! Questo hanno vissuto tutti coloro che hanno partecipato al convegno.

Per saperne di più:

Ecco i testi dei relatori al convegno

Venerdì 4 ottobre:

Don Andrea Bozzolo SDB _  Sinodo dei giovani: esperienza, punti fermi, prospettive…

Don Andrea Bozzolo-Il Sinodo sui giovani e il cammino della Chiesa

Sabato 5 ottobre:

Don Domenico Cravero _ Il cammino che abbiamo davanti

Don Domenico Cravero – I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avraano visioni

Domenica 6 ottobre

Don Elio Mo _ Conclusioni

Don Elio Mo – Conclusioni


Frase del Santo

L’allegria non ha mai guastato la santità