Author Archives: Agnese

Babbo Natale ha poco lavoro

Category : Vita consacrata

Le nostre Sorelle del Monastero cottolenghino di clausura «San Giuseppe» di Torino hanno scritto una fiaba per tutti i bambini che quest’anno vivono il Natale nella Pandemia.

“…Siamo nell’anno 2020, in piena pandemia: molti negozi sono chiusi e i soldi sono pochi. Si avvicina il Natale. I bambini attendono la festa, i regali, scrivono letterine a Babbo Natale con la lista dei loro desideri, come ogni anno, anche se sanno che questo Natale sarà diverso…

            In un grande palazzo, alla periferia di una grande città, due fratellini sono intenti a scrivere cosa desidererebbero trovare sotto l’albero. Discutono tra loro sui regali da chiedere. La mamma dalla cucina li sente parlare e sospira: come potranno, lei e il papà, far capire ai bambini che quest’anno dovranno rinunciare a parecchi dei loro sogni?

            Molti altri genitori stanno vivendo questa fatica… si rivolgono a don Mario, il loro giovane parroco. Come fare, gli chiedono, per far vivere bene questo Natale ai bambini perché non restino troppo delusi?

            Don Mario si mette nei panni dei genitori e, pensa che ti ripensa, gli viene un’idea! Certo, parla tra sé, faremo una caccia al tesoro durante la novena di Natale sul profilo Facebook della parrocchia, presenterà Babbo Natale, tanto quest’anno ha poco lavoro, ride sotto i baffi!

            Si immagina la scena: ogni sera un indizio e chissà dove arriveremo, pensa, sfregandosi le mani…

            Avvisati in tempo con un messaggio Whatsapp, tutti i bambini del catechismo, puntuali si collegano e la sera del 16 dicembre, comincia l’avventura. I genitori sono entusiasti, preparano i biglietti e li nascondono, i bambini, cercano, trovano, provano a capire, sono tutti eccitati. Cosa succederà?

            Prima sera, un bigliettino sotto il televisore: «Mi calpesti e io ti accompagno! Cosa sono?». Un bel rompicapo: cosa sarà?

I bambini sono tutti in fermento, i genitori ridono sotto i baffi, partono chat come una valanga: i bambini si consultano con i loro amici, si consultano con i genitori e dopo essersi spremute ben bene le meningi, ci arrivano: è la strada! Evviva!!!

Seconda sera: «Ti proteggo dal freddo anche se non sono morbida. Cosa sono?». Anche qui consultazioni e ipotesi a non finire e dopo un lungo ragionare ecco la luce: è la grotta!.

            Terza sera: le pecore… i bambini capiscono: stanno costruendo il presepe!

            Papà e mamma cercano l’occorrente, portano su un grande scatolone dalla cantina. I bimbi lo aprono, cercano, trovano, l’entusiasmo sale.

            Quarta sera: i pastori; quinta sera: il bue e l’asino; sesta sera: la stella; settima sera: Giuseppe; ottava sera: Maria… è già il 24… nona sera, arriva il grande protagonista: Gesù!

            Babbo Natale si complimenta con i bambini: «Bravi! Avete trovato il regalo più importante: il piccolo Gesù! A lui potete esprimere tutti i vostri desideri.

            Condividiamo sulla chat. Cosa possiamo chiedere a Gesù?». I bambini subito si attivano: «che la nonna guarisca», scrive il primo, «che il papà torni con noi», scrive un secondo, «che finiscano le guerre» scrive un terzo… i messaggi si moltiplicano: «che finisca la pandemia», «che tutti i bambini abbiano vicino i genitori e i nonni per Natale», «che i bambini malati possano guarire», «che la mamma non pianga più perché il papà non trova lavoro»… «che la mia sorellina smetta di farmi i dispetti…», «che per il mio cagnolino Tap, ci sia un posto nel paradiso degli animali…», che… che … che…, è un fiume di messaggi.

            Babbo Natale è commosso e contento: i bambini hanno capito chi porta i regali veri, lo può fare solo Gesù! Lui, povero vecchio, porta solo i regali che si possono comprare…

            Anche se i negozi sono chiusi… i regali veri si possono sempre chiedere, che ne dici? Buon Natale!!!

            Grazie, carissime Sorelle con la condivisone di questa storia non solo avete fatto un dono ai piccoli che l’hanno letta e la leggeranno, ma anche per noi adulti fa molto bene ascoltare parole che ci riportano ai grandi valori e al senso vero e profondo del Mistero che a Natale siamo invitati a contemplare.


Suor Maria Carola Venerabile

La Serva di Dio, Suor Maria Carola, è Venerabile

Il 23 novembre 2020 Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche della Serva di Dio suor Maria Carola Cecchin (al secolo Fiorina), religiosa professa della Congregazione delle suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.

Madre Elda Pezzuto, Superiora Generale della Congregazione Suore di San Giuseppe B. Cottolengo, nell’esprimere la propria gioiae quella di tutte le Sorelle della Congregazione e della Piccola Casa della Divina Provvidenzadi cui la Congregazione è parte integrante, ringrazia il Santo Padre per questo dono che ravviva ancora di più la consapevolezza che “la chiamata alla vita consacrata cottolenghina è veramente cammino certo di santità un secolo fa come ora:essere donna nella Chiesa e donare tutta se stessa nel vivere e testimoniare l’Amore di Dio per ogni uomo e donna edessere ovunque evangelizzatrici credibili».

Suor Maria Carola fece parte di quel drappello di Suore cottolenghine partite per andare in aiuto ai padri della Consolata in terra d’Africa.

In lei è sempre stato forte il desiderio della missione.

Dopo i primi anni di professione trascorsi alla Piccola Casa di Torino in cui mostrò, da subito, il suo desiderio di amare il Signore, donandosi totalmente a tutti con generosità, tenerezza, con cuore di “sorella e madre”, di “fedele serva dei poveri, così scriveva a Padre Ferrero, successore del Cottolengo, esprimendo il suo desiderio di partire per la missione: “Il pensiero che potrò in qualche modo concorrere a far dilatare il Regno di Gesù mi riempie di riconoscenza verso di Lei e verso il Signore, io offro fin da questo momento tutta la vita mia”.

Anche in terra africana visse le sue giornate costantemente tesa ad amare il Signore e i fratelli, dicendo, più coi fatti che con la parola: “Darò a tutti le mie forze finché avrò vita e poi morirò contenta!“Sono tutte anime, sono nostre le anime di tutto il mondo,…”.

Per parlare del suo zelo, occorrerebbero volumi… Verso le persone a lei affidate, sentiva di essere non superiora, ma mamma… “Quanto lavorò! Non vi fu capanna, anche lontana che non sia stata visitata, e più volte, da lei; ma il suo prezioso compito fu il nucleo delle catecumene; quanta pazienza nell’impartire i principi della fede, nell’abituarle alla vita cristiana. E una volta cristiane era tutta di loro, giorno e notte, pronta sempre a confortarle, a far da madre ai loro bambini…”. Le visite ai villaggi, la cura ai malati occupavano le giornate… E questo con la pioggia e il sole, sempre a piedi, a contatto con gli indigeni, cercando di parlare la loro lingua. Malattie, fame, difficoltà nella corrispondenza, trasferimenti… tutto avrebbe potuto mettere a dura prova la fede, spegnere il fuoco della carità, invece nulla la ferma. La fede granitica, la carità sempre più appassionata e la certezza che “’nabônamort a pagràtut”, le dà forza e coraggio. 

L’occupazione a cui Suor M. Carola attendeva con amore erano i catechismi in Missione e a domicilio. Quale conforto provava e come si sentiva animata a nuovi sacrifici, nel poter dire: “Eccoti, Gesù, sono Tue queste anime, regna in esse sovrano!”. E in quei villaggi, dove la chiesa era ancora vuota come sentiva l’altezza della sua vocazione, il dovere di pregare il Padrone della vigna, ed il desiderio che il seme gettato germogliasse e giungesse presto a maturità! Era più che persuasa che soltanto dal lavoro della grazia dipende la conversione delle anime. “Noi lavoriamo – diceva – ci affatichiamo Gesù muove i cuori, Gesù illumina le menti; Gesù è il gran Ladro d’amore; Egli solo sa rubare, e rubare, e rubar bene…”.

Di suor Maria Carola possiamo veramente dire che ella ha saputo raggiungere un livello di santità dal volto esigente, ma affascinante, vivendo quella misura alta della santità di cui ci ha parlato l’indimenticabile Papa San Giovanni Paolo II, la santità del quotidiano, che è poi la scelta di ogni Cottolenghina.

E di tutte le consorelle cottolenghine che con lei vissero l’avventura missionaria, possiamo dire che, senza saperlo, anticiparono di molti anni quello che la Chiesa oggi, con insistenza, chiede agli Istituti religiosi e precisamente la collaborazione, la compartecipazione delle opere, degli sforzi, la comunione degli intenti e dei progetti.

Si, le nostre Sorelle in Africa seppero mettere a disposizione le loro forze di mente e di cuore, il loro “genio femminile”, collaborando con i Padri missionari di un’altra Congregazione.

Il 19 dicembre 2020, presso la Chiesa della Piccola Casa di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, Vescovo della Diocesi torinese, celebrerà una Santa Messa di ringraziamento.

«É desiderio di tutta la Piccola Casa», sottolinea ancora la Superiora generale della Congregazione delle suore del Cottolengo, «che questa Messa di ringraziamento sia celebrata e vissuta insieme alla Diocesi di Torino grazie alla quale il processo di canonizzazione ha avuto inizio». E insieme alla Chiesa universale innalziamo il nostro canto di lode…il cottolenghino Deo Gratias!

Per maggiori informazioni visita la pagina:


Commemorazione Sr Maria Carola 2020

“Se lei, perché non io?”

Il cambiamento, il rinnovamento, la conversione nascono sempre da un interrogativo, dalla capacità di porsi domande, di lasciarsi raggiungere da provocazioni…

Dalle domande nascono i desideri, le aspirazioni, i sogni e i progetti…

Le domande generano processi per intraprendere cammini e giungere a dare le giuste risposte, le possibili soluzioni….

Questa domanda dovrebbe suscitare in noi il desiderio di corrispondere al dono di Dio che è in noi, e cioè alla chiamata, personale ed unica, alla santità che, nel suo infinito e misericordioso amore, Egli ha desiderato, da sempre, per noi, per la nostra gioia, per la nostra pienezza di vita.

La nostra Sorella e Serva di Dio sr. Maria Carola Cecchin, per Grazia di Dio, ha saputo lasciarsi afferrare dalla Carità di Cristo e vivere nella Carità di Cristo, donandosi in un servizio caritatevole e materno ovunque: nella sua famiglia d’origine e nella grande famiglia religiosa cottolenghina, nelle comunità in cui ha vissuto la propria consacrazione religiosa, in Italia e soprattutto in Africa, dove era partita come missionaria e dove vi ha “speso” molti anni della sua vita.

Una santità del quotidiano, quella di sr. Maria Carola.

Era l’angelo della famiglia, delle piccole cure, delle attenzioni amorose per i fratelli e per le sorelle, sempre lieta, operosa e servizievole, attenta ad intuire ogni loro desiderio…

Alla Piccola Casa, si dona totalmente a tutti con generosità, tenerezza, con cuore di “sorella e madre”, di “fedele serva dei poveri”.Santità eroica, vissuta da lei come missionaria ovunque c’era un povero, un ammalato, un affamato, un abbandonato che chiedeva aiuto.

“Le visite ai villaggi, la cura ai malati occupavano le giornate… E questo con la pioggia e il sole, sempre a piedi, a contatto con gli indigeni, cercando di parlare la loro lingua. Malattie, fame, difficoltà nella corrispondenza, trasferimenti … tutto avrebbe potuto mettere a dura prova la fede, spegnere il fuoco della carità,  invece nulla la ferma.La fede granitica, la carità sempre più appassionata e la certezza che “’na bôna mort a pagrà  tut”,(una buona morte ripagherà di tutto) le da forza e coraggio”.

Alcune testimonianze così la tratteggiano:

– Era una donna di grande fede che sapeva trasmettere l’amore per il Signore pur nella difficoltà della lingua, sia nel catechismo che nei rapporti con la gente…

– La sua fede era nutrita dalla Parola di Dio, da solide letture e da intensa preghiera e adorazione…

– Era certa che Dio chiama tutti ad entrare nel suo progetto di salvezza. Tutte le sue fatiche le offriva al Signore per le anime, senza badare alla salute, al pericolo…

Il 6 gennaio 1899, Solennità dell’Epifania e giorno della sua Professione Religiosa, in un atto di fede e di abbandono fece al Signore questa preghiera che sembra anticipare quanto poi visse: “Che il mio corpo si consumi come questa cera, o Gesù, scompaia dopo aver tanto fatto e sofferto,  né di me resti traccia quaggiù come nulla resterà di essa! Che della mia anima, come da questo lucignolo, emani luce e calore: luce radiosa per me nella conoscenza Tua, calore infuocato per il prossimo che dovrò amare tanto da dimenticare me stessa, per poterlo beneficare, edificare e portare a Te, o Gesù, Amore mio Divino! A Te che scelgo per mia porzione nel tempo e nell’eternità”.

Sr. Maria Carola muore nel viaggio di ritorno dalla terra d’Africa e il suo corpo viene sepolto nel Mar Rosso.

Molto si può dire del cuore materno di sr. Maria Carola….per questo lasciamo alla lettura del testo in allegato che riporta l’intervento di don Paolo Boggio, sacerdote cottolenghino, nel giorno della sua Commemorazione.

Deo Gratias!

Testo della riflessione di don Paolo Boggio

Scarica qui l’audio

Per saperne di più: Presentazione Suor Maria Carola


La resistenza del sorriso

Category : Formazione

Pandemia, qualcosa che riguarda TUTTI, qualcosa che ha a che fare con TUTTO. Fino ad 8 mesi fa nessuno di noi aveva dato davvero peso a questa parola; certo sapevamo che esisteva, magari l’avevamo trovata in qualche libro di biologia o aprendo il dizionario sotto la P. ,ma nessuno di noi immaginava come in un niente questo TUTTO avrebbe cambiato le nostre vite.

Sono cambiate le nostre abitudini, è cambiato il modo di incontrarci, il modo di entrare in relazione con l’altro, il modo di percepire l’altro più come un pericolo che come un fratello con cui percorrere un tratto di strada.

Ho avuto il “privilegio”, nel lockdown di primavera, di vivere davvero “rinchiusa”, ma non in un piccolo appartamento, bensì in una scuola materna abbastanza grande da ospitare 150 bambini. Insomma, il mio chiuso era relativo, ma ho potuto toccare davvero quello stop forzato, di TUTTO. Ho passato giornate a sentire informazioni, a raccogliere frammenti di racconti di chi era davvero “al fronte” e la domanda/inquietudine sul fatto che “Non potevo fare nulla” era profonda.

Ora siamo di nuovo in un momento di chiusura, ma le scuole per i più piccoli sono, per fortuna, rimaste aperte…Primo pensiero: Che bello posso fare qualcosa!

Ed è sicuramente più sopportabile arrivare a sera stanchissima, ma sapendo di aver fatto qualcosa di utile!

Il sorriso dei bambini che incontro ogni giorni ha scolpito in me un pensiero…ancora una volta il Tutto occupato dalla pandemia ha scatenato la necessità di Fare, offuscando la consapevolezza e la volontà di Essere.

Ci stiamo abituando alla distanza, alle mascherine, all’astensione da ciò che rende “umani”…magari inconsciamente, ma siamo ormai così abituati che non ci stupiamo più di non poter vedere il sorriso dell’altro.

Per fortuna con i bambini non è così…quei luoghi e quelle persone a cui il distanziamento e le mascherine non sono imposte (perché non sarebbe possibile!) sono come delle piccole bolle che stanno custodendo la nostra umanità, non per ciò che fanno, ma per essere semplicemente chi sono.

Là, dove ci sono persone anziane o disabili, piccoli che la nostra società vorrebbe non ci fossero, che sta cercando di “recludere” piuttosto che custodire…beh, proprio lì l’umano è pienamente custodito.

Quando finalmente la pandemia volgerà al termine tutti “noi” avremo forse paura di abbracciarci, di stringerci la mano, di sederci troppo vicini, di fidarci del sorriso del passante per strada…e ci renderemo conto che proprio la fragilità, la piccolezza che tanto vogliamo “escludere” dalla nostra società avrà custodito la nostra umanità.

Questi piccoli avranno conservato e custodito la spontaneità del correre incontro a qualcuno solo per dirgli “Ti voglio bene”, la naturalezza del fare una carezza a qualcuno che piange, la bellezza del donare un sorriso…e questo è più forte del tutto della pandemia!

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25).

Ma non è proprio questa la Buona Notizia del Vangelo?

E allora coraggio, piccoli! La pandemia c’è, fa paura…ma la resistenza dei vostri sorrisi sarà la forza di ognuno, sarà il segno che il Tutto non può travolgere e stravolgere il pezzetto del volto di Dio che è in voi…e in Tutti noi??!!


Suor Maria Carola 2020

            In questo tempo di pandemia da Covid-19, si è profondamente trasformata la dinamica delle interazioni umane. Lo sguardo è una delle poche espressioni rimasteci per comunicare. Dietro le mascherine i nostri occhi continuano a rivelare il nostro cuore, la nostra interiorità. Cuore e volto, infatti, sono posti, nell’uomo, in un forte collegamento spirituale fra di loro. Il cuore è nascosto, mentre il volto è visibile ed esposto. Nella stessa Scrittura troviamo un singolare legame tra cuore e volto (occhio): il cuore dà lucentezza e trasparenza allo sguardo, lo rende acuto, penetrante, bello.

            Tale era lo sguardo con cui la nostra Sorella Suor Maria Carola Cecchin ha amato Dio e i fratelli…uno sguardo di grande fede e di intenso amore, il suo, che le ha permesso di essere una vera evangelizzatrice col cuore e lo sguardo di Dio. Potremmo dire, infatti, che Ella, sempre e ovunque, ha svolto una “pastorale dello sguardo”….sguardo di bontà, di accoglienza, di misericordia, di offerta, di generosità, di mitezza, di benevolenza e di promozione del prossimo.

            Sentiamo vicino a noi l’esempio e l’intercessione della nostra Sorella perché anche in ciascuna di noi cresca sempre più il desiderio di corrispondere alla personale chiamata alla santità e possiamo crescere nella consapevolezza di essere “una missione” là dove siamo, con il nostro testimoniare l’Amore che ci ha raggiunte, che trasforma il nostro cuore e il nostro sguardo e ci rende “tessitrici di fraternità”.

            Quest’anno, la Commemorazione per ricordare il 95esimo della nascita al cielo della Serva di Dio, Suor Maria Carola Cecchin, vede due momenti significativi:

– un momento di preghiera che ci aiuterà a riflettere sullo sguardo pastorale della nostra Sorella (Scarica il file )

– la riflessione sul tema: “Il cuore materno di Suor Maria Carola a servizio dell’evangelizzazione”  tenuta da don Paolo Boggio, sacerdote cottolenghino.

            “Distanti”, ma “vicine” nella comunione dei cuori.

Deo Gratias!

Locandina della commemorazione


Dammi 3 parole…

Category : Formazione , Giovani

…per spiegarti Celle Ligure 2020!!!!

Dal 31 agosto al 5 settembre le sorelle di Casa Formazione della Piccola Casa e dei monasteri cottolenghini di San Giuseppe, del Preziosissimo Sangue e del Sacro Cuore si sono ritrovate nella casa di Celle Ligure per una tappa del percorso formativo comune.

Il ritornello di un tormentone estivo ormai datato, il cantatissimo “Dammi tre parole: sole cuore amore”, potrebbe riassumere la bellezza della semplicità sperimentata a Celle Ligure nella settimana biblica dedicata alle sorelle cottolenghine in formazione: sole, come quello che rischiarava le nostre giornate e come il calore dell’amicizia; cuore, come spazio di accoglienza gioiosa in un clima di famiglia e come filigrana delle relazioni tra di noi;  amore, come passione per la Parola di Dio, in particolare il Vangelo secondo Marco, sapientemente analizzato per noi da don Claudio Doglio.

Amore

Partiamo da quest’ultimo punto: grazie al prof. Doglio, il Vangelo secondo Marco si è svelato in una forma più completa, ha mostrato le sue sfumature, le somiglianze e le diversità che lo caratterizzano e lo assimilano all’espressione quadriforme della Buona Notizia. Non è scontato avere l’occasione di sentire spiegata la Scrittura in modo così articolato e a tutto tondo, e allo stesso tempo in modo tanto appassionato e profondamente vero. Certo è che d’ora in poi non leggeremo più i Sinottici come prima, intuendo ormai quale inimitabile lavoro dello Spirito Santo e dell’uomo li preceda: chissà che non siamo state contagiate dal fuoco d’amore che fa gustare la Parola di Dio!

Sole

Prima di sviscerare il cuore della settimana biblica, annotiamo con gratitudine che abbiamo potuto, per la bontà della Divina Provvidenza, immergerci nelle bellezze del creato, oltre che nello studio. I pomeriggi, infatti, erano riservati  alla distensione e al riposo, con la possibilità di scegliere tra una passeggiata sulla collina o una discesa in spiaggia. Il tempo è stato clemente e abbiamo potuto godere del sole e del mare.

Cuore

Affascinanti e arricchenti le lezioni, meraviglioso il contesto, ma ciò che ha reso unicamente nuovi i giorni trascorsi a Celle è stato il cuore, l’essenza dell’incontro tra due realtà fortemente desiderate dal nostro santo (il ramo apostolico e il ramo contemplativo) in un gioioso clima di famiglia e di calorosa accoglienza da parte delle sorelle della casa (a loro il più sincero Deo gratias!). Ciò ha permesso a noi giovani virgulti della Piccola Casa di riconoscere le une nelle altre una complementarietà che ci era stata raccontata, forse, ma che non tutte avevano ancora potuto osservare in prima persona.

Ognuna aveva il suo zaino sulle spalle, ma la Bellezza è stata quella di potersi fermare, sedere una a fianco all’altra guardando il mare  e raccontare ciò che c’era nello zaino. La Ricchezza della relazione è stata la colonna sonora delle nostre giornate, lo scoprire che l’appartenere alla stessa Congregazione significa riconoscere che in ogni pezzetto di Piccola Casa c’è qualcuno che è disposto a fermarsi con me per guardare insieme come costruire quel Sogno di Bellezza che Dio ha per il mondo. Ciò è possibile soltanto se ognuno condivide il pezzetto che è stato posto nel suo cuore.

Dopo i mesi destabilizzanti dell’allerta COVID, non poteva mancare una condivisione tra ramo apostolico e ramo contemplativo sull’ultimo periodo. Si è rivelato significativo che le sorelle di vita apostolica, trovatesi a combattere in prima linea o costrette in una “clausura” tutt’altro che scelta, confermassero di essersi sentite sostenute dalla preghiera dei monasteri, specialmente quando si trattava di compiere decisioni onerose per risollevare le comunità contagiate. Non si può negare che, dall’altro lato, le sorelle di vita contemplativa abbiano accolto con immensa gratitudine la testimonianza delle consorelle che hanno affrontato direttamente il coronavirus: è una grazia, per delle monache, appartenere ad una famiglia che può vivere il mondo sotto vari punti di vista, e di certo il telegiornale non basta ad inquadrare una realtà tanto complessa come quella esterna alle grate. Inoltre, è stato interessante scoprire che, per tutte, medesimo è stato il sentire: smarrimento iniziale, incertezza e paura, superati attraverso la preghiera più intensa, fino all’abbandono fiducioso nelle mani di Dio Padre buono e provvidente. Per tutte è cresciuto anche il senso di Famiglia e di appartenenza alla Piccola Casa, che ci rende più forti e serene, piene di speranza, perché abbiamo compreso di poter attraversare insieme le vicende della vita … “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene” (Sal 1).

Tale senso di Famiglia, che è stato anche alimentato da una Liturgia comune e momenti di confronto informale a tavola e nel tempo libero e anche da festosi canti e balli, ha raggiunto il suo apice con l’arrivo di Madre Elda e della Vice Madre Sr. Mirella, che ringraziamo di cuore per averci regalato la loro presenza per un giorno intero.

Deo gratias!

Come esprimere il nostro Deo gratias? Tutto a Celle profumava di casa, perché i nostri occhi, apostolici e contemplativi, hanno riconosciuto l’opera della Divina Provvidenza nella nostra vita, nelle e oltre le forme che rivestono la personale chiamata di Gesù per ciascuna di noi. Insomma, “Dammi tre parole: sole cuore amore”… fuori dalla moderna metafora profana che riassume queste giornate meravigliose, ringraziamo perché abbiamo potuto sperimentare con letizia l’“Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum!” (Sal 133), sotto i raggi del sole estivo e alla Luce del Sole Divino.

Le sorelle in formazione


An Answer to the call

Category : Formazione , Giovani

Sr Mary Grace racconta la storia della sua vocazione….

Deo Gratias!!!!


Arrivederci in Cielo, care Sorelle!

Con commozione, profonda gratitudine e preghiera al Signore, facciamo memoria di tutte le Sorelle della nostra Congregazione che hanno concluso il cammino terreno durante i tre mesi della pandemia del coronavirus. Sentiamo forte il desiderio di celebrare la loro memoria ricordando la preziosità della loro vita consacrata cottolenghina, donata e consumata per Dio e per i Poveri, fino al sacrificio della vita, compiuto nel silenzio e nella solitudine di quei tempestosi giorni del diffondersi del contagio nelle nostre comunità.
In spirito di forte comunione, di vera fraternità, di grande riconoscenza e di intensa preghiera, sentiamoci unite tra il Cielo e la terra come unica Congregazione che, insieme alla Piccola Casa, eleva a Dio il suo Deo gratias per queste nostre care Sorelle, in particolare per la carissima Madre Caterina Ternavasio, ricordando di ciascuna di loro la bellezza della loro consacrazione e del loro essere vere figlie del Santo Cottolengo.

Madre Elda Pezzuto

Ecco i loro volti, che ora contemplano quello del Padre!


“Guardate a Lui e sarete raggianti” (Sal 34,5)


“Conosce il Signore la vita dei buoni. La loro eredità durerà per sempre” (Sal 37,18)


“Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito” (Sal 45,14)


La Bellezza del nostro Incontro

Anche il nostro Santo, dal cielo, ha sicuramente pensato che quest’anno non ci sarebbe stata nessuna festa per lui.…Del resto egli stesso, conoscendolo, non avrebbe avanzato nessun desiderio, impegnato ad ascoltare le preghiere di tutti i suoi figli, ad intercedere per loro presso il Padre buono e
provvidente…quel Padre che ci ha insegnato ad amare, ad invocare sempre, specie nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo …..
La gioia di sapere che, nonostante le fatiche del momento, i suoi figli e le sue figlie spirituali, ma soprattutto i suoi “padroni” e le sue “perle”, cioè gli anziani, i poveri e le persone fragili accolte nelle diverse Case Cottolengo in Italia e nel mondo, sono trattati bene, stanno bene, …questo lo ricompensa già di tutto, è motivo di gioia grande….

Ma come si sa, non si “vuole bene” solo con la presenza e la vicinanza, …ci sono tanti e altri atteggiamenti con cui possiamo esprimere l’affetto, la gratitudine, la stima….e questo tempo così difficile e strano di pandemia lo dimostra. Non potendosi incontrare, la creatività dell’amore non ha comunque fermato l’entusiasmo dei giovani, degli amici e dei volontari della Famiglia cottolenghina e di quanti, fatto proprio il suo messaggio, hanno pensato comunque di far festa al Santo e testimoniarGli quanto la sua vita di fede, di speranza e carità sia importante per la loro esistenza.

Ed ecco quanto sono riusciti a”mettere in piedi” mobilitando l’universo mondo, ma…..che bellezza, che entusiasmo….e il Santo dal cielo gioisce e benedice.


Un SOGNO lungo 50 anni!!!

Category : Uncategorized

06 aprile 1970 – 06 aprile 2020

Lo aveva detto il nostro santo, San Giuseppe B. Cottolengo: “La Piccola Casa arriverà in India!”.

E questo “sogno” si è realizzato!

Con gratitudine e stupore, dal nostro cuore si innalza un inno di lode alla Divina Provvidenza che proprio 50 anni fa, accogliendo l’invito del Concilio Vaticano II di “andare ed annunciare la Buona Novella Ad Gentes” e facendo “memoria” del desiderio del Cottolengo stesso, ha dato inizio al progetto d’Amore che nel tempo è cresciuto e si è sviluppato in diversi stati dell’India.

Il 6 aprile del 1970, infatti, alcune giovani ragazze dello Stato indiano del Kerala, giungevano alla Casa Madre di Torino accompagnate da don Giuseppe Kureethara, giovane sacerdote indiano. Egli, durante la sua permanenza a Roma per studio, aveva conosciuto il carisma cottolenghino e ne era rimasto affascinato.

Forte in lui era il desiderio di portare il nostro carisma anche in India, in Kerala.

I superiori di allora, la carissima Madre Bianca Crivelli con il suo Consiglio e il carissimo Padre Luigi Borsarelli, docili alle interpellanze dello Spirito Santo, sono stati i promotori di questa grande “impresa carismatica”.

Il cuore di queste giovani aspiranti, arrivate in Italia per la prima volta e da un paese così lontano, era colmo di sofferenza per il distacco dalla propria terra e dai propri cari, ma l’accoglienza che gli abitanti della Casa Madre di Torino avevano preparato per il loro arrivo, aveva subito allontanato ogni paura.

Ancora oggi queste sorelle ricordano i balconi dei diversi padiglioni della Piccola Casa di allora, gremiti di suore ed ospiti che le salutavano con battimani e sventolio di fazzoletti.

Ecco la testimonianza di due sorelle che, oggi, si trovano in Italia, alla Piccola Casa di Torino.

Sr. Annie Puthemparambil, fisioterapista presso il padiglione SS. Trinità che accoglie le Sorelle anziane e malate:

“Oggi ricordare e raccontare i 50 anni trascorsi mi dà ancora una volta l’occasione per ringraziare la Divina Provvidenza di far parte della Famiglia carismatica cottolenghina e della Piccola Casa, ma soprattutto di avermi chiamata ad essere strumento del trapianto del cavolo. È proprio vero che Dio sceglie ciò che nel mondo è debole. Eravamo delle giovani, fragili, deboli, ma abbiamo capito che tutto era possibile se gettavamo in Lui le nostre fatiche: Egli ci avrebbe dato la forza”.

Le fa eco sr Jacintha Mukkath, Consigliera della Madre per la formazione:

“Ora il cavolo trapiantato ha dato il suo frutto e sono 15 le presenze nelle quali amano e operano le sorelle cottolenghine in India. Esse, guidate e sorrette dalla fede, dalla preghiera e dalla vita fraterna, lavorano instancabilmente, testimoniando anche ai fratelli di altre religioni, la carità cristiana. Con il loro servizio ai fratelli appartenenti anche a religioni diverse proclamano che nella fede, conosciamo Dio Padre buono e provvidente ed esercitando quotidianamente la carità nello spirito del nostro Santo Fondatore la rendono credibile”.

Sr Francisca Panakaparambil, attuale Superiora Provinciale della Provincia cottolenghina d’Asia ha voluto, con un video, raccontare la storia di questi 50 anni. Una storia fatta non solo di date, eventi, ma soprattutto di benedizioni del Signore.

hSi, il Signore nella sua infinita Provvidenza ha sempre guidato il cammino e noi, confidando in Lui, continuiamo a camminare in gioiosa speranza perché ancora una volta il nostro Santo ce lo dice: “Bisogna confidare e confidar sempre in Dio: e se Dio risponde colla sua Divina Provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure provvede” (S.G.B. Cottolengo).

Guarda il video:

Deo gratias!


Frase del Santo

L’allegria non ha mai guastato la santità