Author Archives: Agnese

“Custodite dall’Amore per adorare e servire: viviamo la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri“

Category : Vita di famiglia

Madre Elda con le Consigliere della Famiglia di Vita apostolica hanno percorso “in lungo e in largo” l’Italia per incontrare tutte le Sorelle delle comunità e insieme 3° Consegna degli Atti del X Capitolo generale che ci esorta a vivere “la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri”. Per poter vivere in modo vero l’incontro con il povero è necessario saper “ASCOLTARE”. È questa una parola dal profondo significato biblico: è Dio che per primo si è messo in ascolto della sofferenza del suo popolo…di ciascuno di noi.

L’ascolto è l’atteggiamento  richiesto per poter svolgere con rinnovato entusiasmo la nostra missione di “sorelle e madri dei poveri” e servirli con quella espansione di tenerezza, amore e gioia, caratteristiche della spiritualità cottolenghina.

Ci sentiamo, così, profondamente radicate nel cammino della Chiesa, ben delineato da papa Francesco nell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando dice: La missione … non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, … È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG 273).

PROVINCIA DI ROMA

Sardegna

“La missione sta nella testimonianza che si dà. Arriva per tutte il tempo di lasciare l’attività, ma i piccoli gesti, come un sorriso, una buona parola, un gesto di delicatezza…sono testimonianza della tenerezza di Dio e quindi sono espressione di missionarietà.”

“È importante fare un lavoro personale e interiore per poter passare dal fare all’essere.”

Toscana

“Io sono contenta e mi sento una “missione” perché ogni attimo è vissuto nell’amore e nell’ascolto delle Sorelle, anche quelle più difficili e malate.”

“Voglio morire in uno slancio d’amore per Gesù.”

Lazio

“È importante crescere e rafforzarci nell’essere, crescere nella fede che ci aiuta a vivere relazioni umane tra di noi e con chi incontriamo: rispetto, stima perché tutti perché siamo figli di Dio, figli amati e perdonati.”

“Doniamo la vita non solo nel servizio, ma sempre! L’offerta delle nostre sofferenze, unite a quelle di Cristo ci permette di continuare a stare spiritualmente accanto ai fratelli.” 

Campania

“È l’amore che mi spinge verso i poveri…l’amore apre il cuore e la mente”

“Ho ricevuto molto e forse ho dato poco, ma i poveri sono dentro di me e li amo molto, sono la perla preziosa.”

Emilia Romagna

“I laici sono chiamati ad essere più attivi e protagonisti nella Chiesa…questo interpella anche noi religiose chiamate ad aiutarli a crescere nella corresponsabilità e partecipazione delle nostre opere.”

“Io sono entusiasta di tutto il bene che la Piccola Casa sta facendo per i poveri. Mi sento spinta a pregare perché la Piccola Casa e il Carisma cottolenghino si espanda sempre più.”

Lombardia

“L’incontro con l’altro è sempre un incontro mistico che lascia una scia di luce dentro e questo permette di intessere vere relazioni.”

“La Divina Provvidenza mi manda i poveri e io li aiuto con tanto affetto….cerco di ascoltare la loro sofferenza. Alla sofferenza umana Dio non da la risposta, ma una persona che accompagna e aiuta a vivere tale sofferenza”

“Di tutti gli anni di servizio dico Deo Gratias e le fatiche dell’oggi le accolgo e le offro così che nulla vada perduto per quest’ultimo pezzo di strada che ho da percorrere.


Voglio che tu ci sia!

Category : Formazione , Giovani

Dal 29 novembre al 1 dicembre si è tenuto alla Piccola Casa di Torino un weekend in stile ‘cottolenghino’ con un gruppo di giovani.

In questi tre giorni abbiamo affrontato tre temi: la povertà, la piccolezza e la debolezza.

Siamo partiti dalle nostre esperienze perché per poter comprendere e vivere in pienezza queste tre tematiche c’è bisogno che si parta da un volto, un volto concreto. Il primo volto è il nostro perché se non riconosciamo noi stessi poveri, fragili e piccoli di fronte a Dio non possiamo essere d’aiuto per il prossimo: riconoscendoci un Nulla nelle mani di Dio possiamo essere Suo strumento vivo e ardente. Se riponiamo in Lui le nostre povertà esse potranno avere un colore nuovo, di luce.

Siamo tutti poveri ma riconosciamo la povertà dell’altro o la giudichiamo solo? Riconosciamo il povero come una creatura infinitamente amata dal Padre, l’immagine viva di Dio?

Se la riconosciamo, allora, nulla ci deve separare da loro, perché avvicinandoci ai poveri possiamo toccare con mano e cuore ardente il Corpo del Signore che soffre e vive in loro. E non vi è nulla di più bello che prenderci cura di Lui e far sentire l’altro interamente amato nella sua povertà.

Il weekend si intitolava proprio “l’amore è la spiegazione di tutto. Voglio che tu ci sia!”. L’amore di Dio è ciò che ci smuove e ci mette in moto. Siamo Amati per amare.

Chiara


Insieme senza esitare

Category : Formazione , Giovani

E’ quetso il titolo del convegno Cism-Usmi-Pastorale Vocazionale CEI a cui abbiamo partecipato dal 18 al 22 novembre a Collevalenza. Quattro giornate per riflettere, interrogare e interrogarsi, lasciarsi provocare sui temi di diversità, interculturalità, intergenerazionalità. Giornate intense e dense di contenuti ma anche, o soprattutto, ricche di amicizia e nuove relazioni, che ci aiutano a sentirci parte di una Chiesa in cammino, non come piccole isole ma come fratelli e sorelle che scoprono insieme strade nuove!

Per raccontarvi cosa abbiamo vissuto abbiamo scelto alcune immagini, e per ognuna di esse una frase che ci ha stupito e che ci siamo portate a casa.


Ho cercato di mettere insieme l’immagine della Pentecoste e pezzi di puzzle perché mi ricordano la frase di Turoldo: “sei fedele alla Chiesa se la aiuti a cambiare” per dire com’è importante che ognuno di noi, piccola tessera di un grande puzzle, mettiamo il nostro apporto intellettuale, fisico, creativo, dinamico, critico ecc, per aiutarci tutti insieme a costruire una Chiesa sempre più vicina al sogno di Dio. Tenendo presente che lo Spirito Santo ci è stato donato. Dobbiamo smettere di trovare il colpevole in ogni situazione, dobbiamo cominciare a prenderci cura del nostro modo di vivere il cristianesimo… E a prenderci cura di tutta l’umanità, non solo pensando ai nostri pochi cattolici che vengono ancora a Messa… Tenendo in mente quella frase del film Ameluk: “io non mi prendo cura degli altri perché sono cattolici loro, ma perché sono cattolico IO”
La vita è piena di differenze. Sappiamo che non siamo uguali agli altri, che ciascuno ha una propriia prospettiva. Alla base della nostra vita ci sono le differenze di lungua, cultura religione, colori…
Essere umano è un processo perognuno, lo diciamo continuamente. Allora cerchiamo di vivere insieme valorizzando le diversità per costruire nuove fraternità dove ognuno perdona, condivide, si sacrifica…fino a diventare una famiglia.


LA BELLEZZA E’ ESSERE INSIEME

Siamo tutti fratelli ma diversi: per colori, capacità, cultura, età, carattere. L’importante è riconoscerci persone fragili, impegnandoci per comprendersi, aiutarsi, accettarsi e dialogare, per creare tra noi un’armonia insieme; per costruire una Chiesa e una Comunità senza divisione, giudizio, non egocentrica, come Gesù ha insegnato ai suoi disepoli.

L’altro è diverso da me. Non solo per la provenienza o la lingua. Ognuno è diverso: questa è una ricchezza perchè le potenzialità dell’altro mi aiutano a crescere, e a volte l’altro diventa un punto di riferimento. Ma a volte non capiamo tutto quello che gli altri intendono comunicarci. Ognuno ha il suo punto di vista, noi vediamo solo alcuni elementi e dobbaimo andare oltre, questo modo di vedere porta bellezza e colore nella nostra vita.



La nostra diversità è la nostra bellezza e ricchezza naturale, interculturalità e multiculturalità è un dono che dobbiamo scoprire e vivere insieme con gioia.

Gesù ci chiama a vivere insieme. Amandoci, aiutandoci, ascoltandoci, rispettandoci, accogliendoci e capendoci anche se siamo molto diverse tra noi…perchè facendo così la nostra vita diventa una meravigliosa comunione!



…cioè non è cieco ai colori…
ma vede e ama ogni colore…
e la vita a colori è sicuramente più bella!

“Mentre la gente, la gente non si comprende più: ogni individuo usa una lingua diversa. Babele diventa il luogo della confusione, dell’incomprensione. Bisogna imparare a capirsi di nuovo, da una lingua all’altra. A piccoli passi. Parola per parola. È un castigo certamente più blando rispetto al diluvio e allo sterminio totale che la generazione precedente si è meritata. Forse non è stato nemmeno un castigo vero e proprio, ma un modo per attestare la complessità del genere umano, per moltiplicare la sua capacità di espressione, le infinite sfumature di ogni parola in ognuna delle tante lingue del mondo.
Forse è stato più un dono che un castigo, la torre di Babele.”

La diversità esprime la creatività del Creatore

Custodire…

Le singole persone: Permettere che le persone possano FIORIRE ma non SOPRAVIVERE .
L’unità: La fraternità è il più CREDIBILE Vangelo che possiamo TESTIMONIARE oggi!
La storia e il carisma: Il nostro Dio è il Dio della storia e la nostra fede è una fede che opera nella storia. Non c’è FEDELTA senza CAMBIAMENTO.

Custodire è il modo di servire Dio, e noi siamo chiamati a custodire i nostri fratelli e sorelle,perché si custodisce solo ciò che per noi ha un valore.

Deo Gratias!!

Sorelle di Casa Formazione


“Missione” nei monasteri

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Custodite dall’Amore per adorare e servire:  viviamo la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri

Madre Elda con le sue Consigliere della Famiglia di vita contemplativa dal 6 al 10 novembre 2019 hanno mosso i passi, insieme, per raggiungere i monasteri italiani e incontrare e ascoltare in fraterna semplicità le Sorelle. Sono state a Manziana, a Torino, a Biella, a Cavoretto e a Pralormo per la 3° Consegna degli Atti del X Capitolo generale che ci esorta a vivere “la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri” lasciandoci accompagnare, toccare, spingere, travolgere da una parola di profondo significato biblico: “ASCOLTARE” declinato in 7 ambiti, di cui il primo dedicato all’ascolto delle Sorelle e vissuto in questi giorni di grazia.

Il tema dell’ascolto, ma soprattutto la missione di essere preghiera che ascolta e porta il grido dei poveri ai piedi del Crocifisso ha fatto eco alle parole del Papa nei documenti Evangelii Gaudium e Vultum Dei quaerere, e dei nostri Atti del Capitolo:

Se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari” (EG 272).

C’è una forma di preghiera che ci stimola particolarmente a spenderci nell’evangelizzazione e ci motiva a cercare il bene degli altri: è l’intercessione. […], l’intercedere non ci separa dalla vera contemplazione, perché la contemplazione che lascia fuori gli altri è un inganno(EG 281).

La missione … è qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG 273).

“Con la vostra preghiera potete guarire le piaghe di tanti fratelli (VDq 16). 

Non privateci di questa vostra partecipazione alla costruzione di un mondo più umano e quindi anche più evangelico. Unite a Dio, ascoltate il grido dei vostri fratelli e sorelle (cfr Es 3,7; Gc 5,4). Esercitatevi nell’arte di ascoltare, «che è più che sentire», e praticate la “spiritualità dell’ospitalità”, accogliendo nel vostro cuore e portando nella vostra preghiera quanto riguarda l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26)” (VDq 36).

Il X Capitolo ci ha interpellate a ritrovare nuovo slancio nella forza missionaria dell’intercessione: “La nostra missione, il nostro essere chiesa in uscita, oltre che nello stile e nello spirito di famiglia, si concretizza anche nella consapevolezza della comune solidarietà che ci lega alla famiglia umana, nell’essere sorelle e madri verso le povertà e i bisogni dell’uomo, che raggiungiamo e “curiamo” attraverso l’intercessione” (Atti n. 52). 

Un’esperienza nuova, questa, di muoverci tutte insieme, una novità storica, molto positiva e arricchente per noi e per le comunità visitate! Ci ha fatto sperimentare la bellezza di essere Famiglia, di essere Sorelle in cammino, tutte con lo sguardo immerso in Dio e radicate nella missione di raggiungere e curare le piaghe dell’uomo attraverso l’intercessione.

Deo gratias e avanti in Domino, liete!

Madre Elda, Sr Rossella, sr Cristina, sr Patrizia, sr Maria Elena



Io sono una missione

“Io sono una missione” è questo il tema trattato da Padre Marcello Finazzi (Passionista) tenuto alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino sabato 14 settembre, in occasione del 22° incontro nazionale dei Laici Aggregati alla Congregazione delle Suore di S.G.B.Cottolengo.

Sono stati giorni di formazione e di grande intensità che sono culminati domenica 15 settembre nella celebrazione eucaristica nella Chiesa Grande durante la quale hanno emesso o rinnovato le loro promesse alcuni appartenenti all’Associazione.

Riportiamo una testimonianza di chi ha partecipato all’incontro con Padre Marcello.

Dove tu mi vuoi…
L’incontro con padre Marcello è stato davvero illuminante. È riuscito a creare quel ponte, che spesso manca anche a noi che ci professiamo cattolici, tra il concetto di Missione e la nostra vita quotidiana.
Perchè un Dio che potrebbe agire da solo coinvolge noi? Lui, nella sua infinita misericordia, nel suo darsi totalmente a me, per me, sceglie di non agire da solo e di coinvolgermi nel Suo progetto.
La Missione viene intesa non come un impegno moralistico, ma come un sentire dentro, una fiducia piena, un abbandono che i cristiani affrontano con coraggio, un coraggio carico di realismo e di gioia che non significa non ammettere che talvolta umanamente si fa fatica, ma mettersi comunque in cammino, mettersi nelle Sue mani e leggere gli avvenimenti alla luce di un disegno d’Amore che Dio ha accuratamente preparato per ciascuno di noi.
Padre Marcello ci ricorda che siamo una Missione su questa terra, marchiati a fuoco da tale Missione che non può rappresentare solo una parte della nostra vita, ma deve coincidere con il nostro stesso essere e che ci porta alla consapevolezza che l’incontro con Dio è un incontro d’Amore, è un incontro che porta alla sequela e ci rende fiumi d’acqua viva, sorgente per l’altro. Ciò che scaturisce da questo incontro è un ancor più forte desiderio di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, alleviare, liberare e guarire.
Il missionario è colui che ha conosciuto l’Amore di Dio, è colui che ha sperimentato con tutta la sua umanità l’esperienza di essere amato realmente e gratuitamente. Proprio in virtù di ciò testimonierà con tutta la sua vita la bellezza della sequela e la gioia di lasciare tutto per andare verso la porta stretta, con la certezza che una volta attraversata questa porta troverà come immensa ricompensa il grande mare dell’Amore di Dio.
La sclerocardia in cui siamo immersi nella nostra vita quotidiana, conclude Padre Marcello, ci porta a mettere noi stessi al primo posto, a cercare personali riconoscimenti, a difendere il nostro punto di vista, a rimanere ancorati ai nostri schemi, senza sentirci più popolo. Così facendo ci allontaniamo sempre di più da una carità concreta e generosa.
Apriamo il cuore perchè accada l’esperienza dell’abbraccio rigenerante, un abbraccio che trasforma le nostre profonde ferite in feritoie all’interno delle quali Gesù Cristo può entrare e alleviare il dolore.
Per essere Missione, lasciamo quindi che Dio ci contempli, cambiamo sguardo, non ci accontentiamo, attingiamo dal Suo Amore, cerchiamo di avere uno sguardo di fede sulla realtà che viviamo, lasciamo che il nostro caos sia “abitato” dal Mistero e sarà il Mistero stesso a darci le risposte.
Deo Gratias
Francesca Cirese       

Possano davvero queste giornate essere state un punto di partenza o una continuazione del cammino alla scoperta del nostro ESSERE missione ogni giorno!


Convegno Giovani

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Alla Piccola Casa tre giorni in cui riflettere, condividere e scoprire la bellezza dell’essere giovani vivi! Questo hanno vissuto tutti coloro che hanno partecipato al convegno.

Per saperne di più:

Ecco i testi dei relatori al convegno

Venerdì 4 ottobre:

Don Andrea Bozzolo SDB _  Sinodo dei giovani: esperienza, punti fermi, prospettive…

Don Andrea Bozzolo-Il Sinodo sui giovani e il cammino della Chiesa

Sabato 5 ottobre:

Don Domenico Cravero _ Il cammino che abbiamo davanti

Don Domenico Cravero – I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avraano visioni

Domenica 6 ottobre

Don Elio Mo _ Conclusioni

Don Elio Mo – Conclusioni


Scegli dunque la vita!

Grande festa sabato 12 ottobre alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino per la Prima professione di suor Agnese Rondi, 27 anni. Continua a leggere…

La Piccola Casa in festa per la Prima Professione di suor Agnese Rondi


Convegno Giovani

Giornate di riflessione su Giovani e Vita Consacrata alla Piccola Casa di Torino nei giorni 4-5-6 ottobre 2019.
La Chiesa, nel recente Sinodo dei Vescovi su “Giovani, fede e discernimento” si è fortemente interrogata sulla realtà giovanile e Papa Francesco nell’Esortazione apostolica “Christus Vivit” invita le Comunità ecclesiali, religiose e associative a compiere un ulteriore passo in avanti nell’ascolto dei giovani e a rivolgersi a loro con parole di speranza, di fiducia e di consolazione.


La nostra Congregazione desidera accogliere le provocazioni emerse dal lavoro sinodale per:

  • Riflettere insieme sulla condizione giovanile attuale
  • Trovare nuove strade che permettano di avviare nuovi processi su come ravvivare la fede e come consegnare il Vangelo ai giovani di questo tempo
  • Interrogarsi su come trasmettere ai giovani la bellezza del messaggio dell’amore di Dio che trova nell’esperienza di San Giuseppe B. Cottolengo e della Piccola Casa una concreta ed attuale espressione
  • Lasciarci provocare dai giovani per intercettare i loro sogni ed imparare i nuovi linguaggi con cui i giovani esprimono il proprio vissuto.

Questo è un compito comune, che richiede di valorizzare le sensibilità di tutti e cercare poi delle sintesi: ecco il perché di queste giornate a cui sono invitati i religiosi cottolenghini e i giovani che incontriamo nelle diverse nostre presenze.
Insieme a Papa Francesco vogliamo gridare ai giovani che Cristo è vivo e desideriamo che i giovani stessi siano i protagonisti del proprio cammino di crescita umana e spirituale, della propria gioia!
Il Vangelo dell’amore di Cristo che è stato ed è la forza che ha fatto nascere e fa andare avanti questa opera di Vangelo che è la Piccola Casa, ci interpella su come aiutare le persone che accogliamo, che incontriamo e ci incontrano ad abbracciare il futuro con speranza, aiutandoli a riconoscere il senso vocazionale della propria vita.


Festa al monastero Sacro Cuore

25 anni fa, precisamente nel 1994, il Monastero cottolenghino “Sacro Cuore”, dalla Piccola Casa di Torino si trasferiva a Manziana. 

Un fatto simile era successo al nostro Santo fondatore quando fu costretto, dalle Autorità di allora, a chiudere le piccole stanzette del “Deposito de’ poveri infermi del Corpus Domini”, più tardi chiamato “Ospedaletto della Volta Rossa”, sito in Via Palazzo di Città, a Torino, dove accoglieva i malati che non trovavano posto negli altri ospedali.

Dopo la chiusura forzata dell’ “Ospedaletto”, Giuseppe Cottolengo non si scoraggiò e sempre a Torino, in zona Valdocco (l’attuale sede centrale), diede inizio alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”. Acquistò alcuni locali per ospitare nuovi malati e, ogni volta che se ne presentava la necessità, accolse le persone bisognose creando locali appositi, senza pensare assolutamente alla disponibilità di risorse per sostenerle, ma confidando solo nella Divina Provvidenza.

Giuseppe Cottolengo era nato a Bra (CN) e da buon braidese, sapeva che i cavoli per crescere bene vanno trapiantati…e ,infatti, la Piccola Casa è cresciuta non solo in Torino, ma in Italia e nel mondo.

Ed ecco che la storia si ripete a conferma che “Bisogna confidare e confidar sempre in Dio: e se Dio risponde colla sua Divina Provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure provvede”(Detti e Pensieri n. 41).

Anche il nostro Monastero, dopo le difficoltà iniziali e la sofferenza per l’allontanamento dalla Casa Madre di Torino, ha visto la nascita di nuovi germogli e speranze. Le Sorelle hanno vissuto questi anni e vivono tutt’ora nell’impegno di entrare nel cuore della gente, entrando nel cuore di Dio, facendosi “intercessori” presso il Padre.

Si, la presenza in questi 25 anni delle nostre Sorelle è stata benedetta dall’affetto di tante persone che in questa ricorrenza si sono strette attorno alle nostre Sorelle nella preghiera Eucaristica di lode e di ringraziamento, dal dono di nuove vocazioni, ma soprattutto come loro stesse hanno detto:

“Questi anni li abbiamo vissuti nel servizio di preghiera e di lode continua a Dio per il bene della Chiesa e dell’umanità. Al Signore, per intercessione di San Giuseppe Cottolengo, chiediamo di continuare a scrivere con la nostra vita, pagine di santità e di rimanere fedeli, nel quotidiano, all’ideale contemplativo voluto dal nostro santo Fondatore, così da essere il cuore orante della Chiesa, della Piccola Casa, della Diocesi di Roma e della Parrocchia di Manziana. Deo gratias a tutti coloro che hanno creduto nella nostra vocazione di intercessione, consegnadoci il loro cuore, le gioie, le sofferenze, insieme alle intenzioni di preghiera e di aiuto da presentare al Signore.”.

La Comunità si è preparata a vivere questa giornata di ringraziamento con un Triduo e con la Celebrazione eucaristica presieduta dal Padre della Piccola Casa , don Carmine Arice, alla presenza della Madre Generale delle Suore di San Giuseppe B. Cottolengo, Madre Elda Pezzuto. 

La ricorrenza è stata motivo per allestire una Mostra con foto che narrano la storia della Comunità.

Deo gratias!


#GRAZIEMissVoc2019

Category : Giovani

Sabato 16 e domenica 17 febbraio con un gruppo di 18 giovani consacrati ci siamo incontrati,  nelle parrocchie di Castano Primo e Buscate (MI), per vivere momenti di preghiera e di riflessioni sulla parola Grazie, ci siamo lasciati interrogare dal versetto del Vangelo di Luca 17,11-19: “uno di loro tornò indietro per ringraziare”.

Insieme a 7 seminaristi della diocesi di Milano, 5 frati cappuccini, 2 sorelle Orsoline, 2 sorelle di Maria Ausiliatrice ci siamo inseriti all’interno di una proposta vocazionale. Nelle due giornate, abbiamo incontrato i diversi gruppi parrocchiali: dai piccoli agli adulti e con loro, in modalità diverse, abbiamo raccontato la nostra esperienza vocazionale, ci siamo lasciati provocare ed interpellare dalle loro domande e noi stessi abbiamo cercato di provocare chi avevamo davanti.

Due giornate intensissime, piene di tanta gioia e impegno da parte di tutti.

Ascoltare e raccontare la propria esperienza di vita cristiana e vocazionale per noi, suore cottolenghine, è stato un’occasione di ricchezza e conferma del nostro bellissimo carisma.

Il Signore ha fatto grandi cose per noi, non ci ha lasciati mai soli. La Divina Provvidenza ci sta guidando a essere più consapevoli che da soli non arriviamo da nessuna parte.

E’ insieme che costruiamo il futuro! Perché anche noi siamo “l’adesso di Dio”, l’epifania del Signore.
La comunione fraterna e la condivisione dei nostri carismi è il modo migliore per rendere presente Dio nel mondo.

Ringraziamo la Divina provvidenza che ha fatto sì che noi potessimo partecipare a questa bellissima esperienza. Ringraziamo la Congregazione che ci ha chiamate a questo servizio, ringraziamo le nostre comunità di Cerro Maggiore e Mappano, che ci hanno accompagnato con la preghiera e ci hanno permesso concretamente di assentarci dalle nostre realtà.

Deo Gratias!

Sr Elishiphah e Sr Vicky.


Frase del Santo

L’allegria non ha mai guastato la santità