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La resistenza del sorriso

Category : Formazione

Pandemia, qualcosa che riguarda TUTTI, qualcosa che ha a che fare con TUTTO. Fino ad 8 mesi fa nessuno di noi aveva dato davvero peso a questa parola; certo sapevamo che esisteva, magari l’avevamo trovata in qualche libro di biologia o aprendo il dizionario sotto la P. ,ma nessuno di noi immaginava come in un niente questo TUTTO avrebbe cambiato le nostre vite.

Sono cambiate le nostre abitudini, è cambiato il modo di incontrarci, il modo di entrare in relazione con l’altro, il modo di percepire l’altro più come un pericolo che come un fratello con cui percorrere un tratto di strada.

Ho avuto il “privilegio”, nel lockdown di primavera, di vivere davvero “rinchiusa”, ma non in un piccolo appartamento, bensì in una scuola materna abbastanza grande da ospitare 150 bambini. Insomma, il mio chiuso era relativo, ma ho potuto toccare davvero quello stop forzato, di TUTTO. Ho passato giornate a sentire informazioni, a raccogliere frammenti di racconti di chi era davvero “al fronte” e la domanda/inquietudine sul fatto che “Non potevo fare nulla” era profonda.

Ora siamo di nuovo in un momento di chiusura, ma le scuole per i più piccoli sono, per fortuna, rimaste aperte…Primo pensiero: Che bello posso fare qualcosa!

Ed è sicuramente più sopportabile arrivare a sera stanchissima, ma sapendo di aver fatto qualcosa di utile!

Il sorriso dei bambini che incontro ogni giorni ha scolpito in me un pensiero…ancora una volta il Tutto occupato dalla pandemia ha scatenato la necessità di Fare, offuscando la consapevolezza e la volontà di Essere.

Ci stiamo abituando alla distanza, alle mascherine, all’astensione da ciò che rende “umani”…magari inconsciamente, ma siamo ormai così abituati che non ci stupiamo più di non poter vedere il sorriso dell’altro.

Per fortuna con i bambini non è così…quei luoghi e quelle persone a cui il distanziamento e le mascherine non sono imposte (perché non sarebbe possibile!) sono come delle piccole bolle che stanno custodendo la nostra umanità, non per ciò che fanno, ma per essere semplicemente chi sono.

Là, dove ci sono persone anziane o disabili, piccoli che la nostra società vorrebbe non ci fossero, che sta cercando di “recludere” piuttosto che custodire…beh, proprio lì l’umano è pienamente custodito.

Quando finalmente la pandemia volgerà al termine tutti “noi” avremo forse paura di abbracciarci, di stringerci la mano, di sederci troppo vicini, di fidarci del sorriso del passante per strada…e ci renderemo conto che proprio la fragilità, la piccolezza che tanto vogliamo “escludere” dalla nostra società avrà custodito la nostra umanità.

Questi piccoli avranno conservato e custodito la spontaneità del correre incontro a qualcuno solo per dirgli “Ti voglio bene”, la naturalezza del fare una carezza a qualcuno che piange, la bellezza del donare un sorriso…e questo è più forte del tutto della pandemia!

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25).

Ma non è proprio questa la Buona Notizia del Vangelo?

E allora coraggio, piccoli! La pandemia c’è, fa paura…ma la resistenza dei vostri sorrisi sarà la forza di ognuno, sarà il segno che il Tutto non può travolgere e stravolgere il pezzetto del volto di Dio che è in voi…e in Tutti noi??!!


Suor Maria Carola 2020

            In questo tempo di pandemia da Covid-19, si è profondamente trasformata la dinamica delle interazioni umane. Lo sguardo è una delle poche espressioni rimasteci per comunicare. Dietro le mascherine i nostri occhi continuano a rivelare il nostro cuore, la nostra interiorità. Cuore e volto, infatti, sono posti, nell’uomo, in un forte collegamento spirituale fra di loro. Il cuore è nascosto, mentre il volto è visibile ed esposto. Nella stessa Scrittura troviamo un singolare legame tra cuore e volto (occhio): il cuore dà lucentezza e trasparenza allo sguardo, lo rende acuto, penetrante, bello.

            Tale era lo sguardo con cui la nostra Sorella Suor Maria Carola Cecchin ha amato Dio e i fratelli…uno sguardo di grande fede e di intenso amore, il suo, che le ha permesso di essere una vera evangelizzatrice col cuore e lo sguardo di Dio. Potremmo dire, infatti, che Ella, sempre e ovunque, ha svolto una “pastorale dello sguardo”….sguardo di bontà, di accoglienza, di misericordia, di offerta, di generosità, di mitezza, di benevolenza e di promozione del prossimo.

            Sentiamo vicino a noi l’esempio e l’intercessione della nostra Sorella perché anche in ciascuna di noi cresca sempre più il desiderio di corrispondere alla personale chiamata alla santità e possiamo crescere nella consapevolezza di essere “una missione” là dove siamo, con il nostro testimoniare l’Amore che ci ha raggiunte, che trasforma il nostro cuore e il nostro sguardo e ci rende “tessitrici di fraternità”.

            Quest’anno, la Commemorazione per ricordare il 95esimo della nascita al cielo della Serva di Dio, Suor Maria Carola Cecchin, vede due momenti significativi:

– un momento di preghiera che ci aiuterà a riflettere sullo sguardo pastorale della nostra Sorella (Scarica il file )

– la riflessione sul tema: “Il cuore materno di Suor Maria Carola a servizio dell’evangelizzazione”  tenuta da don Paolo Boggio, sacerdote cottolenghino.

            “Distanti”, ma “vicine” nella comunione dei cuori.

Deo Gratias!

Locandina della commemorazione


Dammi 3 parole…

Category : Formazione , Giovani

…per spiegarti Celle Ligure 2020!!!!

Dal 31 agosto al 5 settembre le sorelle di Casa Formazione della Piccola Casa e dei monasteri cottolenghini di San Giuseppe, del Preziosissimo Sangue e del Sacro Cuore si sono ritrovate nella casa di Celle Ligure per una tappa del percorso formativo comune.

Il ritornello di un tormentone estivo ormai datato, il cantatissimo “Dammi tre parole: sole cuore amore”, potrebbe riassumere la bellezza della semplicità sperimentata a Celle Ligure nella settimana biblica dedicata alle sorelle cottolenghine in formazione: sole, come quello che rischiarava le nostre giornate e come il calore dell’amicizia; cuore, come spazio di accoglienza gioiosa in un clima di famiglia e come filigrana delle relazioni tra di noi;  amore, come passione per la Parola di Dio, in particolare il Vangelo secondo Marco, sapientemente analizzato per noi da don Claudio Doglio.

Amore

Partiamo da quest’ultimo punto: grazie al prof. Doglio, il Vangelo secondo Marco si è svelato in una forma più completa, ha mostrato le sue sfumature, le somiglianze e le diversità che lo caratterizzano e lo assimilano all’espressione quadriforme della Buona Notizia. Non è scontato avere l’occasione di sentire spiegata la Scrittura in modo così articolato e a tutto tondo, e allo stesso tempo in modo tanto appassionato e profondamente vero. Certo è che d’ora in poi non leggeremo più i Sinottici come prima, intuendo ormai quale inimitabile lavoro dello Spirito Santo e dell’uomo li preceda: chissà che non siamo state contagiate dal fuoco d’amore che fa gustare la Parola di Dio!

Sole

Prima di sviscerare il cuore della settimana biblica, annotiamo con gratitudine che abbiamo potuto, per la bontà della Divina Provvidenza, immergerci nelle bellezze del creato, oltre che nello studio. I pomeriggi, infatti, erano riservati  alla distensione e al riposo, con la possibilità di scegliere tra una passeggiata sulla collina o una discesa in spiaggia. Il tempo è stato clemente e abbiamo potuto godere del sole e del mare.

Cuore

Affascinanti e arricchenti le lezioni, meraviglioso il contesto, ma ciò che ha reso unicamente nuovi i giorni trascorsi a Celle è stato il cuore, l’essenza dell’incontro tra due realtà fortemente desiderate dal nostro santo (il ramo apostolico e il ramo contemplativo) in un gioioso clima di famiglia e di calorosa accoglienza da parte delle sorelle della casa (a loro il più sincero Deo gratias!). Ciò ha permesso a noi giovani virgulti della Piccola Casa di riconoscere le une nelle altre una complementarietà che ci era stata raccontata, forse, ma che non tutte avevano ancora potuto osservare in prima persona.

Ognuna aveva il suo zaino sulle spalle, ma la Bellezza è stata quella di potersi fermare, sedere una a fianco all’altra guardando il mare  e raccontare ciò che c’era nello zaino. La Ricchezza della relazione è stata la colonna sonora delle nostre giornate, lo scoprire che l’appartenere alla stessa Congregazione significa riconoscere che in ogni pezzetto di Piccola Casa c’è qualcuno che è disposto a fermarsi con me per guardare insieme come costruire quel Sogno di Bellezza che Dio ha per il mondo. Ciò è possibile soltanto se ognuno condivide il pezzetto che è stato posto nel suo cuore.

Dopo i mesi destabilizzanti dell’allerta COVID, non poteva mancare una condivisione tra ramo apostolico e ramo contemplativo sull’ultimo periodo. Si è rivelato significativo che le sorelle di vita apostolica, trovatesi a combattere in prima linea o costrette in una “clausura” tutt’altro che scelta, confermassero di essersi sentite sostenute dalla preghiera dei monasteri, specialmente quando si trattava di compiere decisioni onerose per risollevare le comunità contagiate. Non si può negare che, dall’altro lato, le sorelle di vita contemplativa abbiano accolto con immensa gratitudine la testimonianza delle consorelle che hanno affrontato direttamente il coronavirus: è una grazia, per delle monache, appartenere ad una famiglia che può vivere il mondo sotto vari punti di vista, e di certo il telegiornale non basta ad inquadrare una realtà tanto complessa come quella esterna alle grate. Inoltre, è stato interessante scoprire che, per tutte, medesimo è stato il sentire: smarrimento iniziale, incertezza e paura, superati attraverso la preghiera più intensa, fino all’abbandono fiducioso nelle mani di Dio Padre buono e provvidente. Per tutte è cresciuto anche il senso di Famiglia e di appartenenza alla Piccola Casa, che ci rende più forti e serene, piene di speranza, perché abbiamo compreso di poter attraversare insieme le vicende della vita … “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene” (Sal 1).

Tale senso di Famiglia, che è stato anche alimentato da una Liturgia comune e momenti di confronto informale a tavola e nel tempo libero e anche da festosi canti e balli, ha raggiunto il suo apice con l’arrivo di Madre Elda e della Vice Madre Sr. Mirella, che ringraziamo di cuore per averci regalato la loro presenza per un giorno intero.

Deo gratias!

Come esprimere il nostro Deo gratias? Tutto a Celle profumava di casa, perché i nostri occhi, apostolici e contemplativi, hanno riconosciuto l’opera della Divina Provvidenza nella nostra vita, nelle e oltre le forme che rivestono la personale chiamata di Gesù per ciascuna di noi. Insomma, “Dammi tre parole: sole cuore amore”… fuori dalla moderna metafora profana che riassume queste giornate meravigliose, ringraziamo perché abbiamo potuto sperimentare con letizia l’“Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum!” (Sal 133), sotto i raggi del sole estivo e alla Luce del Sole Divino.

Le sorelle in formazione


An Answer to the call

Category : Formazione , Giovani

Sr Mary Grace racconta la storia della sua vocazione….

Deo Gratias!!!!


Arrivederci in Cielo, care Sorelle!

Con commozione, profonda gratitudine e preghiera al Signore, facciamo memoria di tutte le Sorelle della nostra Congregazione che hanno concluso il cammino terreno durante i tre mesi della pandemia del coronavirus. Sentiamo forte il desiderio di celebrare la loro memoria ricordando la preziosità della loro vita consacrata cottolenghina, donata e consumata per Dio e per i Poveri, fino al sacrificio della vita, compiuto nel silenzio e nella solitudine di quei tempestosi giorni del diffondersi del contagio nelle nostre comunità.
In spirito di forte comunione, di vera fraternità, di grande riconoscenza e di intensa preghiera, sentiamoci unite tra il Cielo e la terra come unica Congregazione che, insieme alla Piccola Casa, eleva a Dio il suo Deo gratias per queste nostre care Sorelle, in particolare per la carissima Madre Caterina Ternavasio, ricordando di ciascuna di loro la bellezza della loro consacrazione e del loro essere vere figlie del Santo Cottolengo.

Madre Elda Pezzuto

Ecco i loro volti, che ora contemplano quello del Padre!


“Guardate a Lui e sarete raggianti” (Sal 34,5)


“Conosce il Signore la vita dei buoni. La loro eredità durerà per sempre” (Sal 37,18)


“Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito” (Sal 45,14)


La Bellezza del nostro Incontro

Anche il nostro Santo, dal cielo, ha sicuramente pensato che quest’anno non ci sarebbe stata nessuna festa per lui.…Del resto egli stesso, conoscendolo, non avrebbe avanzato nessun desiderio, impegnato ad ascoltare le preghiere di tutti i suoi figli, ad intercedere per loro presso il Padre buono e
provvidente…quel Padre che ci ha insegnato ad amare, ad invocare sempre, specie nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo …..
La gioia di sapere che, nonostante le fatiche del momento, i suoi figli e le sue figlie spirituali, ma soprattutto i suoi “padroni” e le sue “perle”, cioè gli anziani, i poveri e le persone fragili accolte nelle diverse Case Cottolengo in Italia e nel mondo, sono trattati bene, stanno bene, …questo lo ricompensa già di tutto, è motivo di gioia grande….

Ma come si sa, non si “vuole bene” solo con la presenza e la vicinanza, …ci sono tanti e altri atteggiamenti con cui possiamo esprimere l’affetto, la gratitudine, la stima….e questo tempo così difficile e strano di pandemia lo dimostra. Non potendosi incontrare, la creatività dell’amore non ha comunque fermato l’entusiasmo dei giovani, degli amici e dei volontari della Famiglia cottolenghina e di quanti, fatto proprio il suo messaggio, hanno pensato comunque di far festa al Santo e testimoniarGli quanto la sua vita di fede, di speranza e carità sia importante per la loro esistenza.

Ed ecco quanto sono riusciti a”mettere in piedi” mobilitando l’universo mondo, ma…..che bellezza, che entusiasmo….e il Santo dal cielo gioisce e benedice.


Un SOGNO lungo 50 anni!!!

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06 aprile 1970 – 06 aprile 2020

Lo aveva detto il nostro santo, San Giuseppe B. Cottolengo: “La Piccola Casa arriverà in India!”.

E questo “sogno” si è realizzato!

Con gratitudine e stupore, dal nostro cuore si innalza un inno di lode alla Divina Provvidenza che proprio 50 anni fa, accogliendo l’invito del Concilio Vaticano II di “andare ed annunciare la Buona Novella Ad Gentes” e facendo “memoria” del desiderio del Cottolengo stesso, ha dato inizio al progetto d’Amore che nel tempo è cresciuto e si è sviluppato in diversi stati dell’India.

Il 6 aprile del 1970, infatti, alcune giovani ragazze dello Stato indiano del Kerala, giungevano alla Casa Madre di Torino accompagnate da don Giuseppe Kureethara, giovane sacerdote indiano. Egli, durante la sua permanenza a Roma per studio, aveva conosciuto il carisma cottolenghino e ne era rimasto affascinato.

Forte in lui era il desiderio di portare il nostro carisma anche in India, in Kerala.

I superiori di allora, la carissima Madre Bianca Crivelli con il suo Consiglio e il carissimo Padre Luigi Borsarelli, docili alle interpellanze dello Spirito Santo, sono stati i promotori di questa grande “impresa carismatica”.

Il cuore di queste giovani aspiranti, arrivate in Italia per la prima volta e da un paese così lontano, era colmo di sofferenza per il distacco dalla propria terra e dai propri cari, ma l’accoglienza che gli abitanti della Casa Madre di Torino avevano preparato per il loro arrivo, aveva subito allontanato ogni paura.

Ancora oggi queste sorelle ricordano i balconi dei diversi padiglioni della Piccola Casa di allora, gremiti di suore ed ospiti che le salutavano con battimani e sventolio di fazzoletti.

Ecco la testimonianza di due sorelle che, oggi, si trovano in Italia, alla Piccola Casa di Torino.

Sr. Annie Puthemparambil, fisioterapista presso il padiglione SS. Trinità che accoglie le Sorelle anziane e malate:

“Oggi ricordare e raccontare i 50 anni trascorsi mi dà ancora una volta l’occasione per ringraziare la Divina Provvidenza di far parte della Famiglia carismatica cottolenghina e della Piccola Casa, ma soprattutto di avermi chiamata ad essere strumento del trapianto del cavolo. È proprio vero che Dio sceglie ciò che nel mondo è debole. Eravamo delle giovani, fragili, deboli, ma abbiamo capito che tutto era possibile se gettavamo in Lui le nostre fatiche: Egli ci avrebbe dato la forza”.

Le fa eco sr Jacintha Mukkath, Consigliera della Madre per la formazione:

“Ora il cavolo trapiantato ha dato il suo frutto e sono 15 le presenze nelle quali amano e operano le sorelle cottolenghine in India. Esse, guidate e sorrette dalla fede, dalla preghiera e dalla vita fraterna, lavorano instancabilmente, testimoniando anche ai fratelli di altre religioni, la carità cristiana. Con il loro servizio ai fratelli appartenenti anche a religioni diverse proclamano che nella fede, conosciamo Dio Padre buono e provvidente ed esercitando quotidianamente la carità nello spirito del nostro Santo Fondatore la rendono credibile”.

Sr Francisca Panakaparambil, attuale Superiora Provinciale della Provincia cottolenghina d’Asia ha voluto, con un video, raccontare la storia di questi 50 anni. Una storia fatta non solo di date, eventi, ma soprattutto di benedizioni del Signore.

hSi, il Signore nella sua infinita Provvidenza ha sempre guidato il cammino e noi, confidando in Lui, continuiamo a camminare in gioiosa speranza perché ancora una volta il nostro Santo ce lo dice: “Bisogna confidare e confidar sempre in Dio: e se Dio risponde colla sua Divina Provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure provvede” (S.G.B. Cottolengo).

Guarda il video:

Deo gratias!


Una LUCE che cambia la vita!

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…la luce del Vangelo, Buona Novella che dà senso al quotidiano vivere;

…la luce dell’incontro con Cristo che trasforma l’essere e lo proietta verso l’Alto e verso l’Oltre;

…la luce di un Carisma, quello di San Giuseppe B. Cottolengo, che dona uno sguardo nuovo sulla realtà e sul senso della vita;

…scintille di luce che, nelle realtà cottolenghine presenti nell’America del Nord e del Sud, si sono accese e hanno irradiato gioia nelle giornate di fraternità e di preghiera vissute con i Laici Aggregate/i alla Congregazione Suore di San Giuseppe B. Cottolengo per la Rinnovazione delle loro Promesse. A loro la nostra vicinanza affettuosa, il nostro Deo Gratias per il loro “esserci” e la preghiera al Signore perchè benedica il loro cammino.

Sabato 15 febbraio 2020 presso il “Marian Center” di Miami – Florida

“Aiutaci a entrare insieme, come un’UNICA FAMIGLIA, in un’ARCA
che possa solcare i mari in tempesta del mondo:
L’ARCA DELLA FRATELLANZA”
(Papa Francesco)

Rinnovo delle Promesse e nuova Promessa Sabato 22 febbraio ad Esmeraldas – Ecuador presso la Parrocchia “Santa Marianita”

“Io ti rendo grazie, Signore: hai fatto di me una meraviglia stupenda. (Salmo 139,14)

Rinnovo delle Promesse Martedì 25 febbraio a Manta – Ecuador
presso la Chiesa de “La Dolorosa”

“La storia di Dio e la storia degli UOMINI sono mescolate insieme. Camminiamo insieme. ” (Dom H. Camara)


“Custodite dall’Amore per adorare e servire: viviamo la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri“

Category : Vita di famiglia

Madre Elda con le Consigliere della Famiglia di Vita apostolica hanno percorso “in lungo e in largo” l’Italia per incontrare tutte le Sorelle delle comunità e insieme 3° Consegna degli Atti del X Capitolo generale che ci esorta a vivere “la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri”. Per poter vivere in modo vero l’incontro con il povero è necessario saper “ASCOLTARE”. È questa una parola dal profondo significato biblico: è Dio che per primo si è messo in ascolto della sofferenza del suo popolo…di ciascuno di noi.

L’ascolto è l’atteggiamento  richiesto per poter svolgere con rinnovato entusiasmo la nostra missione di “sorelle e madri dei poveri” e servirli con quella espansione di tenerezza, amore e gioia, caratteristiche della spiritualità cottolenghina.

Ci sentiamo, così, profondamente radicate nel cammino della Chiesa, ben delineato da papa Francesco nell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando dice: La missione … non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, … È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG 273).

PROVINCIA DI ROMA

Sardegna

“La missione sta nella testimonianza che si dà. Arriva per tutte il tempo di lasciare l’attività, ma i piccoli gesti, come un sorriso, una buona parola, un gesto di delicatezza…sono testimonianza della tenerezza di Dio e quindi sono espressione di missionarietà.”

“È importante fare un lavoro personale e interiore per poter passare dal fare all’essere.”

Toscana

“Io sono contenta e mi sento una “missione” perché ogni attimo è vissuto nell’amore e nell’ascolto delle Sorelle, anche quelle più difficili e malate.”

“Voglio morire in uno slancio d’amore per Gesù.”

Lazio

“È importante crescere e rafforzarci nell’essere, crescere nella fede che ci aiuta a vivere relazioni umane tra di noi e con chi incontriamo: rispetto, stima perché tutti perché siamo figli di Dio, figli amati e perdonati.”

“Doniamo la vita non solo nel servizio, ma sempre! L’offerta delle nostre sofferenze, unite a quelle di Cristo ci permette di continuare a stare spiritualmente accanto ai fratelli.” 

Campania

“È l’amore che mi spinge verso i poveri…l’amore apre il cuore e la mente”

“Ho ricevuto molto e forse ho dato poco, ma i poveri sono dentro di me e li amo molto, sono la perla preziosa.”

Emilia Romagna

“I laici sono chiamati ad essere più attivi e protagonisti nella Chiesa…questo interpella anche noi religiose chiamate ad aiutarli a crescere nella corresponsabilità e partecipazione delle nostre opere.”

“Io sono entusiasta di tutto il bene che la Piccola Casa sta facendo per i poveri. Mi sento spinta a pregare perché la Piccola Casa e il Carisma cottolenghino si espanda sempre più.”

Lombardia

“L’incontro con l’altro è sempre un incontro mistico che lascia una scia di luce dentro e questo permette di intessere vere relazioni.”

“La Divina Provvidenza mi manda i poveri e io li aiuto con tanto affetto….cerco di ascoltare la loro sofferenza. Alla sofferenza umana Dio non da la risposta, ma una persona che accompagna e aiuta a vivere tale sofferenza”

“Di tutti gli anni di servizio dico Deo Gratias e le fatiche dell’oggi le accolgo e le offro così che nulla vada perduto per quest’ultimo pezzo di strada che ho da percorrere.


Voglio che tu ci sia!

Category : Formazione , Giovani

Dal 29 novembre al 1 dicembre si è tenuto alla Piccola Casa di Torino un weekend in stile ‘cottolenghino’ con un gruppo di giovani.

In questi tre giorni abbiamo affrontato tre temi: la povertà, la piccolezza e la debolezza.

Siamo partiti dalle nostre esperienze perché per poter comprendere e vivere in pienezza queste tre tematiche c’è bisogno che si parta da un volto, un volto concreto. Il primo volto è il nostro perché se non riconosciamo noi stessi poveri, fragili e piccoli di fronte a Dio non possiamo essere d’aiuto per il prossimo: riconoscendoci un Nulla nelle mani di Dio possiamo essere Suo strumento vivo e ardente. Se riponiamo in Lui le nostre povertà esse potranno avere un colore nuovo, di luce.

Siamo tutti poveri ma riconosciamo la povertà dell’altro o la giudichiamo solo? Riconosciamo il povero come una creatura infinitamente amata dal Padre, l’immagine viva di Dio?

Se la riconosciamo, allora, nulla ci deve separare da loro, perché avvicinandoci ai poveri possiamo toccare con mano e cuore ardente il Corpo del Signore che soffre e vive in loro. E non vi è nulla di più bello che prenderci cura di Lui e far sentire l’altro interamente amato nella sua povertà.

Il weekend si intitolava proprio “l’amore è la spiegazione di tutto. Voglio che tu ci sia!”. L’amore di Dio è ciò che ci smuove e ci mette in moto. Siamo Amati per amare.

Chiara


Frase del Santo

Deo Gratias!