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Commemorazione Sr Maria Carola 2020

“Se lei, perché non io?”

Il cambiamento, il rinnovamento, la conversione nascono sempre da un interrogativo, dalla capacità di porsi domande, di lasciarsi raggiungere da provocazioni…

Dalle domande nascono i desideri, le aspirazioni, i sogni e i progetti…

Le domande generano processi per intraprendere cammini e giungere a dare le giuste risposte, le possibili soluzioni….

Questa domanda dovrebbe suscitare in noi il desiderio di corrispondere al dono di Dio che è in noi, e cioè alla chiamata, personale ed unica, alla santità che, nel suo infinito e misericordioso amore, Egli ha desiderato, da sempre, per noi, per la nostra gioia, per la nostra pienezza di vita.

La nostra Sorella e Serva di Dio sr. Maria Carola Cecchin, per Grazia di Dio, ha saputo lasciarsi afferrare dalla Carità di Cristo e vivere nella Carità di Cristo, donandosi in un servizio caritatevole e materno ovunque: nella sua famiglia d’origine e nella grande famiglia religiosa cottolenghina, nelle comunità in cui ha vissuto la propria consacrazione religiosa, in Italia e soprattutto in Africa, dove era partita come missionaria e dove vi ha “speso” molti anni della sua vita.

Una santità del quotidiano, quella di sr. Maria Carola.

Era l’angelo della famiglia, delle piccole cure, delle attenzioni amorose per i fratelli e per le sorelle, sempre lieta, operosa e servizievole, attenta ad intuire ogni loro desiderio…

Alla Piccola Casa, si dona totalmente a tutti con generosità, tenerezza, con cuore di “sorella e madre”, di “fedele serva dei poveri”.Santità eroica, vissuta da lei come missionaria ovunque c’era un povero, un ammalato, un affamato, un abbandonato che chiedeva aiuto.

“Le visite ai villaggi, la cura ai malati occupavano le giornate… E questo con la pioggia e il sole, sempre a piedi, a contatto con gli indigeni, cercando di parlare la loro lingua. Malattie, fame, difficoltà nella corrispondenza, trasferimenti … tutto avrebbe potuto mettere a dura prova la fede, spegnere il fuoco della carità,  invece nulla la ferma.La fede granitica, la carità sempre più appassionata e la certezza che “’na bôna mort a pagrà  tut”,(una buona morte ripagherà di tutto) le da forza e coraggio”.

Alcune testimonianze così la tratteggiano:

– Era una donna di grande fede che sapeva trasmettere l’amore per il Signore pur nella difficoltà della lingua, sia nel catechismo che nei rapporti con la gente…

– La sua fede era nutrita dalla Parola di Dio, da solide letture e da intensa preghiera e adorazione…

– Era certa che Dio chiama tutti ad entrare nel suo progetto di salvezza. Tutte le sue fatiche le offriva al Signore per le anime, senza badare alla salute, al pericolo…

Il 6 gennaio 1899, Solennità dell’Epifania e giorno della sua Professione Religiosa, in un atto di fede e di abbandono fece al Signore questa preghiera che sembra anticipare quanto poi visse: “Che il mio corpo si consumi come questa cera, o Gesù, scompaia dopo aver tanto fatto e sofferto,  né di me resti traccia quaggiù come nulla resterà di essa! Che della mia anima, come da questo lucignolo, emani luce e calore: luce radiosa per me nella conoscenza Tua, calore infuocato per il prossimo che dovrò amare tanto da dimenticare me stessa, per poterlo beneficare, edificare e portare a Te, o Gesù, Amore mio Divino! A Te che scelgo per mia porzione nel tempo e nell’eternità”.

Sr. Maria Carola muore nel viaggio di ritorno dalla terra d’Africa e il suo corpo viene sepolto nel Mar Rosso.

Molto si può dire del cuore materno di sr. Maria Carola….per questo lasciamo alla lettura del testo in allegato che riporta l’intervento di don Paolo Boggio, sacerdote cottolenghino, nel giorno della sua Commemorazione.

Deo Gratias!

Testo della riflessione di don Paolo Boggio

Scarica qui l’audio

Per saperne di più: Presentazione Suor Maria Carola


La resistenza del sorriso

Category : Formazione

Pandemia, qualcosa che riguarda TUTTI, qualcosa che ha a che fare con TUTTO. Fino ad 8 mesi fa nessuno di noi aveva dato davvero peso a questa parola; certo sapevamo che esisteva, magari l’avevamo trovata in qualche libro di biologia o aprendo il dizionario sotto la P. ,ma nessuno di noi immaginava come in un niente questo TUTTO avrebbe cambiato le nostre vite.

Sono cambiate le nostre abitudini, è cambiato il modo di incontrarci, il modo di entrare in relazione con l’altro, il modo di percepire l’altro più come un pericolo che come un fratello con cui percorrere un tratto di strada.

Ho avuto il “privilegio”, nel lockdown di primavera, di vivere davvero “rinchiusa”, ma non in un piccolo appartamento, bensì in una scuola materna abbastanza grande da ospitare 150 bambini. Insomma, il mio chiuso era relativo, ma ho potuto toccare davvero quello stop forzato, di TUTTO. Ho passato giornate a sentire informazioni, a raccogliere frammenti di racconti di chi era davvero “al fronte” e la domanda/inquietudine sul fatto che “Non potevo fare nulla” era profonda.

Ora siamo di nuovo in un momento di chiusura, ma le scuole per i più piccoli sono, per fortuna, rimaste aperte…Primo pensiero: Che bello posso fare qualcosa!

Ed è sicuramente più sopportabile arrivare a sera stanchissima, ma sapendo di aver fatto qualcosa di utile!

Il sorriso dei bambini che incontro ogni giorni ha scolpito in me un pensiero…ancora una volta il Tutto occupato dalla pandemia ha scatenato la necessità di Fare, offuscando la consapevolezza e la volontà di Essere.

Ci stiamo abituando alla distanza, alle mascherine, all’astensione da ciò che rende “umani”…magari inconsciamente, ma siamo ormai così abituati che non ci stupiamo più di non poter vedere il sorriso dell’altro.

Per fortuna con i bambini non è così…quei luoghi e quelle persone a cui il distanziamento e le mascherine non sono imposte (perché non sarebbe possibile!) sono come delle piccole bolle che stanno custodendo la nostra umanità, non per ciò che fanno, ma per essere semplicemente chi sono.

Là, dove ci sono persone anziane o disabili, piccoli che la nostra società vorrebbe non ci fossero, che sta cercando di “recludere” piuttosto che custodire…beh, proprio lì l’umano è pienamente custodito.

Quando finalmente la pandemia volgerà al termine tutti “noi” avremo forse paura di abbracciarci, di stringerci la mano, di sederci troppo vicini, di fidarci del sorriso del passante per strada…e ci renderemo conto che proprio la fragilità, la piccolezza che tanto vogliamo “escludere” dalla nostra società avrà custodito la nostra umanità.

Questi piccoli avranno conservato e custodito la spontaneità del correre incontro a qualcuno solo per dirgli “Ti voglio bene”, la naturalezza del fare una carezza a qualcuno che piange, la bellezza del donare un sorriso…e questo è più forte del tutto della pandemia!

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25).

Ma non è proprio questa la Buona Notizia del Vangelo?

E allora coraggio, piccoli! La pandemia c’è, fa paura…ma la resistenza dei vostri sorrisi sarà la forza di ognuno, sarà il segno che il Tutto non può travolgere e stravolgere il pezzetto del volto di Dio che è in voi…e in Tutti noi??!!


Dammi 3 parole…

Category : Formazione , Giovani

…per spiegarti Celle Ligure 2020!!!!

Dal 31 agosto al 5 settembre le sorelle di Casa Formazione della Piccola Casa e dei monasteri cottolenghini di San Giuseppe, del Preziosissimo Sangue e del Sacro Cuore si sono ritrovate nella casa di Celle Ligure per una tappa del percorso formativo comune.

Il ritornello di un tormentone estivo ormai datato, il cantatissimo “Dammi tre parole: sole cuore amore”, potrebbe riassumere la bellezza della semplicità sperimentata a Celle Ligure nella settimana biblica dedicata alle sorelle cottolenghine in formazione: sole, come quello che rischiarava le nostre giornate e come il calore dell’amicizia; cuore, come spazio di accoglienza gioiosa in un clima di famiglia e come filigrana delle relazioni tra di noi;  amore, come passione per la Parola di Dio, in particolare il Vangelo secondo Marco, sapientemente analizzato per noi da don Claudio Doglio.

Amore

Partiamo da quest’ultimo punto: grazie al prof. Doglio, il Vangelo secondo Marco si è svelato in una forma più completa, ha mostrato le sue sfumature, le somiglianze e le diversità che lo caratterizzano e lo assimilano all’espressione quadriforme della Buona Notizia. Non è scontato avere l’occasione di sentire spiegata la Scrittura in modo così articolato e a tutto tondo, e allo stesso tempo in modo tanto appassionato e profondamente vero. Certo è che d’ora in poi non leggeremo più i Sinottici come prima, intuendo ormai quale inimitabile lavoro dello Spirito Santo e dell’uomo li preceda: chissà che non siamo state contagiate dal fuoco d’amore che fa gustare la Parola di Dio!

Sole

Prima di sviscerare il cuore della settimana biblica, annotiamo con gratitudine che abbiamo potuto, per la bontà della Divina Provvidenza, immergerci nelle bellezze del creato, oltre che nello studio. I pomeriggi, infatti, erano riservati  alla distensione e al riposo, con la possibilità di scegliere tra una passeggiata sulla collina o una discesa in spiaggia. Il tempo è stato clemente e abbiamo potuto godere del sole e del mare.

Cuore

Affascinanti e arricchenti le lezioni, meraviglioso il contesto, ma ciò che ha reso unicamente nuovi i giorni trascorsi a Celle è stato il cuore, l’essenza dell’incontro tra due realtà fortemente desiderate dal nostro santo (il ramo apostolico e il ramo contemplativo) in un gioioso clima di famiglia e di calorosa accoglienza da parte delle sorelle della casa (a loro il più sincero Deo gratias!). Ciò ha permesso a noi giovani virgulti della Piccola Casa di riconoscere le une nelle altre una complementarietà che ci era stata raccontata, forse, ma che non tutte avevano ancora potuto osservare in prima persona.

Ognuna aveva il suo zaino sulle spalle, ma la Bellezza è stata quella di potersi fermare, sedere una a fianco all’altra guardando il mare  e raccontare ciò che c’era nello zaino. La Ricchezza della relazione è stata la colonna sonora delle nostre giornate, lo scoprire che l’appartenere alla stessa Congregazione significa riconoscere che in ogni pezzetto di Piccola Casa c’è qualcuno che è disposto a fermarsi con me per guardare insieme come costruire quel Sogno di Bellezza che Dio ha per il mondo. Ciò è possibile soltanto se ognuno condivide il pezzetto che è stato posto nel suo cuore.

Dopo i mesi destabilizzanti dell’allerta COVID, non poteva mancare una condivisione tra ramo apostolico e ramo contemplativo sull’ultimo periodo. Si è rivelato significativo che le sorelle di vita apostolica, trovatesi a combattere in prima linea o costrette in una “clausura” tutt’altro che scelta, confermassero di essersi sentite sostenute dalla preghiera dei monasteri, specialmente quando si trattava di compiere decisioni onerose per risollevare le comunità contagiate. Non si può negare che, dall’altro lato, le sorelle di vita contemplativa abbiano accolto con immensa gratitudine la testimonianza delle consorelle che hanno affrontato direttamente il coronavirus: è una grazia, per delle monache, appartenere ad una famiglia che può vivere il mondo sotto vari punti di vista, e di certo il telegiornale non basta ad inquadrare una realtà tanto complessa come quella esterna alle grate. Inoltre, è stato interessante scoprire che, per tutte, medesimo è stato il sentire: smarrimento iniziale, incertezza e paura, superati attraverso la preghiera più intensa, fino all’abbandono fiducioso nelle mani di Dio Padre buono e provvidente. Per tutte è cresciuto anche il senso di Famiglia e di appartenenza alla Piccola Casa, che ci rende più forti e serene, piene di speranza, perché abbiamo compreso di poter attraversare insieme le vicende della vita … “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene” (Sal 1).

Tale senso di Famiglia, che è stato anche alimentato da una Liturgia comune e momenti di confronto informale a tavola e nel tempo libero e anche da festosi canti e balli, ha raggiunto il suo apice con l’arrivo di Madre Elda e della Vice Madre Sr. Mirella, che ringraziamo di cuore per averci regalato la loro presenza per un giorno intero.

Deo gratias!

Come esprimere il nostro Deo gratias? Tutto a Celle profumava di casa, perché i nostri occhi, apostolici e contemplativi, hanno riconosciuto l’opera della Divina Provvidenza nella nostra vita, nelle e oltre le forme che rivestono la personale chiamata di Gesù per ciascuna di noi. Insomma, “Dammi tre parole: sole cuore amore”… fuori dalla moderna metafora profana che riassume queste giornate meravigliose, ringraziamo perché abbiamo potuto sperimentare con letizia l’“Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum!” (Sal 133), sotto i raggi del sole estivo e alla Luce del Sole Divino.

Le sorelle in formazione


An Answer to the call

Category : Formazione , Giovani

Sr Mary Grace racconta la storia della sua vocazione….

Deo Gratias!!!!


Da Torino al Kenya, formazione… e di più!

Category : Formazione

Non è la prima volta che il Cottolengo mi coinvolge in esperienze appassionanti di vita cottolenghina; è una comunità di raro carisma ed è difficile tirarsi indietro, ma questa volta con me ci si è superati! Sr Nicoletta Arrivabene, direttrice del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche e Consigliera generale, mi ha chiesto di partire per il Kenya a tenere un percorso formativo per infermiere e religiose cottolenghine, insieme a lei. Pazzesco! Chi mi conosce mi definisce l’ultimo autentico “bogia nen” superstite, un piemontese torinocentrico. Partire per 15 giorni africani è stata una sfida!

I corsi, o come dicono in Kenya, i “seminars” sono stati organizzati a Tuuru e a Nairobi. A Tuuru il percorso si è snodato a partire dalla consegna fatta da sr Nicoletta alle superiore del 3 mandato capitolare, io ho avviato la mia riflessione approfondendo l’antropologia della missione e dell’ascolto come stile, e presentando una esegesi filosofico-esistenziale del buon Samaritano.

Ho proseguito presentando una lettura psicologica dei voti a partire dall’antropologia africana, e una giornata di studio sulla gestione del conflitto nei luoghi di apostolato e in comunità. Per le infermiere in tandem con sr Nicoletta abbiamo lavorato per due giorni a uno stile empatico della cura che fa riferimento al maternage come matrice del nursing e al profilo carismatico del caring. A Nairobi mi sono concentrato sulla Vita Religiosa, a partire dalla paura, la più potente emozione contraria alla promozione umana; sono approdato a una lettura dei voti come terapia che guarisce il cuore dal timore. Il secondo giorno ci siamo fermati sulla relazione in comunità per convertire, attraverso il lavoro psicologico, la comunità in famiglia. L’ultimo giorno ho proposto una lettura antropologica e psicologica della santità e della felicità possibili nella vita religiosa.

Parto dal Kenya molto emozionato e anche cambiato. Ho visitato 5 comunità cottolenghine che vivono per promuovere la dignità dei disabili, dei poveri, dei malati, dei “buoni figli”. Ogni comunità mi è sembrata un monte Tabor dove l’amore appassionato delle suore trasfigura la disabilità e la riveste di dignità. Ho visto per le strade dei grandi centri africani non solo bellezza e natura, ma anche volti deformati dall’amarezza e dalla rabbia di bambini e adolescenti disabili, sconfitti, feriti e arrabbiati, come lo sarei stato io. Poi le case cottolenghine e qui i disabili mi son venuti incontro come padroni di casa, ospitali, nutriti, puliti, luminosi! Il riconoscimento della loro bellezza da parte delle sorelle ha operato in loro la coscienza del proprio valore, ha trasfigurato la loro disabilità, rivestendola di dignità, percepibile anche da me, un estraneo, da subito!

Ho visto nelle comunità una inculturazione talmente riuscita che mi son chiesto se tante agenzie governative al servizio dell’integrazione non dovrebbero farsi formare nelle case cottolenghine. Le sorelle italiane che da più tempo lavorano in Africa parlano con grande profondità della cultura kenyota, e la conoscenza le ha rese discrete, delicate, rispettose. Ho visto ridere e commuoversi suore italiane e africane per le stesse cose, una armonia che nasce da una faticosa e riuscita accoglienza reciproca.

Grazie san Giuseppe Benedetto Cottolengo! Il 17 gennaio 2020 le tue reliquie hanno iniziato il loro pellegrinaggio tra le varie realtà cottolenghine, io in Africa ho visto i segni vivi della tua presenza, le tue figlie. Loro sono fiere di te, tu puoi essere fiero di loro!

Fabio Rondano


Voglio che tu ci sia!

Category : Formazione , Giovani

Dal 29 novembre al 1 dicembre si è tenuto alla Piccola Casa di Torino un weekend in stile ‘cottolenghino’ con un gruppo di giovani.

In questi tre giorni abbiamo affrontato tre temi: la povertà, la piccolezza e la debolezza.

Siamo partiti dalle nostre esperienze perché per poter comprendere e vivere in pienezza queste tre tematiche c’è bisogno che si parta da un volto, un volto concreto. Il primo volto è il nostro perché se non riconosciamo noi stessi poveri, fragili e piccoli di fronte a Dio non possiamo essere d’aiuto per il prossimo: riconoscendoci un Nulla nelle mani di Dio possiamo essere Suo strumento vivo e ardente. Se riponiamo in Lui le nostre povertà esse potranno avere un colore nuovo, di luce.

Siamo tutti poveri ma riconosciamo la povertà dell’altro o la giudichiamo solo? Riconosciamo il povero come una creatura infinitamente amata dal Padre, l’immagine viva di Dio?

Se la riconosciamo, allora, nulla ci deve separare da loro, perché avvicinandoci ai poveri possiamo toccare con mano e cuore ardente il Corpo del Signore che soffre e vive in loro. E non vi è nulla di più bello che prenderci cura di Lui e far sentire l’altro interamente amato nella sua povertà.

Il weekend si intitolava proprio “l’amore è la spiegazione di tutto. Voglio che tu ci sia!”. L’amore di Dio è ciò che ci smuove e ci mette in moto. Siamo Amati per amare.

Chiara


Insieme senza esitare

Category : Formazione , Giovani

E’ quetso il titolo del convegno Cism-Usmi-Pastorale Vocazionale CEI a cui abbiamo partecipato dal 18 al 22 novembre a Collevalenza. Quattro giornate per riflettere, interrogare e interrogarsi, lasciarsi provocare sui temi di diversità, interculturalità, intergenerazionalità. Giornate intense e dense di contenuti ma anche, o soprattutto, ricche di amicizia e nuove relazioni, che ci aiutano a sentirci parte di una Chiesa in cammino, non come piccole isole ma come fratelli e sorelle che scoprono insieme strade nuove!

Per raccontarvi cosa abbiamo vissuto abbiamo scelto alcune immagini, e per ognuna di esse una frase che ci ha stupito e che ci siamo portate a casa.


Ho cercato di mettere insieme l’immagine della Pentecoste e pezzi di puzzle perché mi ricordano la frase di Turoldo: “sei fedele alla Chiesa se la aiuti a cambiare” per dire com’è importante che ognuno di noi, piccola tessera di un grande puzzle, mettiamo il nostro apporto intellettuale, fisico, creativo, dinamico, critico ecc, per aiutarci tutti insieme a costruire una Chiesa sempre più vicina al sogno di Dio. Tenendo presente che lo Spirito Santo ci è stato donato. Dobbiamo smettere di trovare il colpevole in ogni situazione, dobbiamo cominciare a prenderci cura del nostro modo di vivere il cristianesimo… E a prenderci cura di tutta l’umanità, non solo pensando ai nostri pochi cattolici che vengono ancora a Messa… Tenendo in mente quella frase del film Ameluk: “io non mi prendo cura degli altri perché sono cattolici loro, ma perché sono cattolico IO”
La vita è piena di differenze. Sappiamo che non siamo uguali agli altri, che ciascuno ha una propriia prospettiva. Alla base della nostra vita ci sono le differenze di lungua, cultura religione, colori…
Essere umano è un processo perognuno, lo diciamo continuamente. Allora cerchiamo di vivere insieme valorizzando le diversità per costruire nuove fraternità dove ognuno perdona, condivide, si sacrifica…fino a diventare una famiglia.


LA BELLEZZA E’ ESSERE INSIEME

Siamo tutti fratelli ma diversi: per colori, capacità, cultura, età, carattere. L’importante è riconoscerci persone fragili, impegnandoci per comprendersi, aiutarsi, accettarsi e dialogare, per creare tra noi un’armonia insieme; per costruire una Chiesa e una Comunità senza divisione, giudizio, non egocentrica, come Gesù ha insegnato ai suoi disepoli.

L’altro è diverso da me. Non solo per la provenienza o la lingua. Ognuno è diverso: questa è una ricchezza perchè le potenzialità dell’altro mi aiutano a crescere, e a volte l’altro diventa un punto di riferimento. Ma a volte non capiamo tutto quello che gli altri intendono comunicarci. Ognuno ha il suo punto di vista, noi vediamo solo alcuni elementi e dobbaimo andare oltre, questo modo di vedere porta bellezza e colore nella nostra vita.



La nostra diversità è la nostra bellezza e ricchezza naturale, interculturalità e multiculturalità è un dono che dobbiamo scoprire e vivere insieme con gioia.

Gesù ci chiama a vivere insieme. Amandoci, aiutandoci, ascoltandoci, rispettandoci, accogliendoci e capendoci anche se siamo molto diverse tra noi…perchè facendo così la nostra vita diventa una meravigliosa comunione!



…cioè non è cieco ai colori…
ma vede e ama ogni colore…
e la vita a colori è sicuramente più bella!

“Mentre la gente, la gente non si comprende più: ogni individuo usa una lingua diversa. Babele diventa il luogo della confusione, dell’incomprensione. Bisogna imparare a capirsi di nuovo, da una lingua all’altra. A piccoli passi. Parola per parola. È un castigo certamente più blando rispetto al diluvio e allo sterminio totale che la generazione precedente si è meritata. Forse non è stato nemmeno un castigo vero e proprio, ma un modo per attestare la complessità del genere umano, per moltiplicare la sua capacità di espressione, le infinite sfumature di ogni parola in ognuna delle tante lingue del mondo.
Forse è stato più un dono che un castigo, la torre di Babele.”

La diversità esprime la creatività del Creatore

Custodire…

Le singole persone: Permettere che le persone possano FIORIRE ma non SOPRAVIVERE .
L’unità: La fraternità è il più CREDIBILE Vangelo che possiamo TESTIMONIARE oggi!
La storia e il carisma: Il nostro Dio è il Dio della storia e la nostra fede è una fede che opera nella storia. Non c’è FEDELTA senza CAMBIAMENTO.

Custodire è il modo di servire Dio, e noi siamo chiamati a custodire i nostri fratelli e sorelle,perché si custodisce solo ciò che per noi ha un valore.

Deo Gratias!!

Sorelle di Casa Formazione


Scegli dunque la vita!

Grande festa sabato 12 ottobre alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino per la Prima professione di suor Agnese Rondi, 27 anni. Continua a leggere…

La Piccola Casa in festa per la Prima Professione di suor Agnese Rondi


Formazione in Kenya

Category : Formazione

Dal 22 al 24 marzo  a Nairobi in Casa Delegazione si è tenuto il Seminario per le juniores di Vita Contemplativa e Vita Apostolica con le seguenti tematiche: “La spiritualità del servizio Cottolenghino”, relatrice Sr. Loredana Serena e “La conoscenza spirituale e psicologica di sè per una trasformazione”, relatore Padre Sahaya Selvam, Salesiano.


Formazione a Druento

Category : Formazione

Si è svolta nella giornata di sabato 17 marzo 2019, presso la Casa di Spiritualità “Mater Unitatis” di Druento (TO) la Giornata Formativa per le Sorelle fino al 35° anno di Professione religiosa.

La giornata ha visto il suo avvio con la Santa Messa e a seguire la relazione di don Roberto Repole, Sacerdote e Teologo della Diocesi di Torino, sul tema della Santità in riferimento alla Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete ed Exultate”.

“La chiamata alla santità non rientra nello straordinario della vita cristiana, ma è la chiamata dei cristiani in quanto tali, secondo le modalità di ciascuno. I modi e le forme in cui si vive questo cammino sono diversi quanti sono i singoli cristiani/e e non in riferimento agli stati di vita: religioso, laicale, clericale”.

Don Repole, ha cercato di approfondire il tema dell’incontro a partire da una visione ecclesiale della Chiesa come Mistero all’interno della quale è possibile capire la bellezza della chiamata alla santità.

“La Chiesa è mistero non perché è qualcosa che non si può capire con la nostra ragione o qualcosa che per ora non possiamo capire. Per la Scrittura, mistero è il disegno e il progetto eterno di Dio di salvare l’umanità. In questo senso si può dire che il mistero per eccellenza è Gesù Cristo: poiché è in Lui che Dio salva l’umanità e il mondo. La Chiesa è mistero in quanto è frutto dell’azione di Gesù, è legata a Lui e Lo trasmette nel mondo”.

La Parola Mistero ha poi diverse accezioni e sfumature:

“La Chiesa è mistero in quanto è pensata prima della creazione del mondo stesso; ed è destinata a vivere oltre la fine del mondo. Da questo punto di vista si può dire che essa coincide con il Regno di Dio, con il grande progetto di Dio di uomini e donne in piena comunione con Lui e tra di loro”.

“La Chiesa è mistero perché, con le bellezze e i limiti che sono sotto i nostri occhi, con le sue  pagine di storia di santità e altre segnate dal peccato…questa Chiesa concreta è tale perché è abitata da Dio. Dallo Spirito Santo, che unisce e distingue i credenti tra di loro; dal Figlio, che sempre le dà forma; dal Padre, che guida verso un destino che riguarda, non solo i cristiani, ma tutta l’umanità”.

Durante la seconda parte della mattinata don Repole ha affrontato il tema della Chiesa, popolo di Dio.

“La Chiesa è mistero che si realizza nella storia: e in quanto tale è il popolo di Dio definitivamente radunato da Cristo e in Cristo”.

Ma tutto questo discorso fa sorgere un interrogativo: “A che serve la Chiesa?”.

“Per rispondere bisogna guardare al grande “sogno di Dio” che è quello della piena comunione degli uomini tra di loro e con Dio stesso. Questo sogno ha inizio dal piccolo, con la elezione di qualcuno che liberamente aderisca a Dio e a questo progetto che, pur nella sua piccolezza, ha già in sé una prospettiva universale”.

Don Repole, a questo punto, ha parlato di Chiesa come “sacramento, cioè come segno del destino di salvezza che riguarda tutti gli uomini e come strumento attraverso cui Dio continua a salvare tutta l’umanità” Questa salvezza è la definitiva comunione degli uomini con Dio e in forza di ciò, della comunione degli uomini tra di loro”.

Il nostro Relatore ha messo in guardia da un possibile errore in cui possiamo cadere e precisamente quello di pensare che la salvezza sia per pochi.

“Non soltanto quelli che fanno parte della Chiesa si salvano; ma tutti quelli che si salvano, si salvano in relazione e per la mediazione della Chiesa. Dio concede a tutti di essere messi in rapporto con Cristo che salva”. L’identità profonda della Chiesa è il corpo di Cristo animato, vivificato dalla presenza dello Spirito Santo; è una identità relativa, cioè in relazione a Gesù. Non si può parlare di Chiesa senza parlare di Cristo che le dà forma”.

“La Chiesa è la fraternità di coloro che appartengono a Gesù Cristo, di coloro che credono in Lui, l’unigenito che si è fatto il primo dei nostri fratelli. Ciò che ci accomuna è fondamentale rispetto alle diversità. Tutti siamo fratelli in Cristo. Prima ancora di qualunque ruolo e compito specifico nella Chiesa, abbiamo tutti la stessa dignità e corresponsabilità nella missione della Chiesa”.

Con il battesimo tutti quanti siamo “sacerdoti, re e profeti” e se è vero che tutti siamo uniti dalla appartenenza al popolo di Dio è anche vero che questa unità implica delle diversità.

“Perché nella Chiesa esistono i ministeri ordinati? Per richiamare simbolicamente a tutti che noi non saremmo credenti se non fossimo fedeli a quel Cristo Gesù incarnato, morto e risorto 2000 anni fa. Essi sono il segno della stabilità della Chiesa, ovvero che la Chiesa è radicata in quel Gesù che hanno conosciuto gli apostoli.

Perché nella Chiesa esistono i laici? Essi richiamano simbolicamente a tutti noi che non saremmo Chiesa se non fossimo in dialogo profondo col Cristo risorto che attraverso di noi, in noi, con noi continua ad abitare le realtà di questo mondo e a trasfigurarla.

E perché c’è la vita religiosa? Per richiamare a tutta la Chiesa che noi non saremmo Chiesa se non fossimo in continua attesa della venuta ultima di Gesù Cristo. I religiosi ci sono per ricordare a tutti che, tutti, siamo in cammino verso la venuta ultima e definitiva di Gesù, siamo in attesa.

A conclusione del proprio intervento, don Repole ha voluto sottolineare come “Ciascun cristiano, nella sua particolare vocazione, è chiamato ad assumere la forma di Cristo attraverso il cammino della carità che è via alla santità; è chiamato a lasciarsi fare, plasmare dallo Spirito per assumere la forma di Cristo che si è donato al Padre e a noi. Così anche la nostra vita ha questa duplice direzione: l’amore a Dio e ai fratelli”. Una giornata intensa nella quale non sono mancati momenti di fraternità e di distensione che hanno rafforzato il vincolo fraterno tra noi Sorelle. Deo gratias!


Frase del Santo

L’allegria non ha mai guastato la santità