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Commemorazione Sr Maria Carola 2020

“Se lei, perché non io?”

Il cambiamento, il rinnovamento, la conversione nascono sempre da un interrogativo, dalla capacità di porsi domande, di lasciarsi raggiungere da provocazioni…

Dalle domande nascono i desideri, le aspirazioni, i sogni e i progetti…

Le domande generano processi per intraprendere cammini e giungere a dare le giuste risposte, le possibili soluzioni….

Questa domanda dovrebbe suscitare in noi il desiderio di corrispondere al dono di Dio che è in noi, e cioè alla chiamata, personale ed unica, alla santità che, nel suo infinito e misericordioso amore, Egli ha desiderato, da sempre, per noi, per la nostra gioia, per la nostra pienezza di vita.

La nostra Sorella e Serva di Dio sr. Maria Carola Cecchin, per Grazia di Dio, ha saputo lasciarsi afferrare dalla Carità di Cristo e vivere nella Carità di Cristo, donandosi in un servizio caritatevole e materno ovunque: nella sua famiglia d’origine e nella grande famiglia religiosa cottolenghina, nelle comunità in cui ha vissuto la propria consacrazione religiosa, in Italia e soprattutto in Africa, dove era partita come missionaria e dove vi ha “speso” molti anni della sua vita.

Una santità del quotidiano, quella di sr. Maria Carola.

Era l’angelo della famiglia, delle piccole cure, delle attenzioni amorose per i fratelli e per le sorelle, sempre lieta, operosa e servizievole, attenta ad intuire ogni loro desiderio…

Alla Piccola Casa, si dona totalmente a tutti con generosità, tenerezza, con cuore di “sorella e madre”, di “fedele serva dei poveri”.Santità eroica, vissuta da lei come missionaria ovunque c’era un povero, un ammalato, un affamato, un abbandonato che chiedeva aiuto.

“Le visite ai villaggi, la cura ai malati occupavano le giornate… E questo con la pioggia e il sole, sempre a piedi, a contatto con gli indigeni, cercando di parlare la loro lingua. Malattie, fame, difficoltà nella corrispondenza, trasferimenti … tutto avrebbe potuto mettere a dura prova la fede, spegnere il fuoco della carità,  invece nulla la ferma.La fede granitica, la carità sempre più appassionata e la certezza che “’na bôna mort a pagrà  tut”,(una buona morte ripagherà di tutto) le da forza e coraggio”.

Alcune testimonianze così la tratteggiano:

– Era una donna di grande fede che sapeva trasmettere l’amore per il Signore pur nella difficoltà della lingua, sia nel catechismo che nei rapporti con la gente…

– La sua fede era nutrita dalla Parola di Dio, da solide letture e da intensa preghiera e adorazione…

– Era certa che Dio chiama tutti ad entrare nel suo progetto di salvezza. Tutte le sue fatiche le offriva al Signore per le anime, senza badare alla salute, al pericolo…

Il 6 gennaio 1899, Solennità dell’Epifania e giorno della sua Professione Religiosa, in un atto di fede e di abbandono fece al Signore questa preghiera che sembra anticipare quanto poi visse: “Che il mio corpo si consumi come questa cera, o Gesù, scompaia dopo aver tanto fatto e sofferto,  né di me resti traccia quaggiù come nulla resterà di essa! Che della mia anima, come da questo lucignolo, emani luce e calore: luce radiosa per me nella conoscenza Tua, calore infuocato per il prossimo che dovrò amare tanto da dimenticare me stessa, per poterlo beneficare, edificare e portare a Te, o Gesù, Amore mio Divino! A Te che scelgo per mia porzione nel tempo e nell’eternità”.

Sr. Maria Carola muore nel viaggio di ritorno dalla terra d’Africa e il suo corpo viene sepolto nel Mar Rosso.

Molto si può dire del cuore materno di sr. Maria Carola….per questo lasciamo alla lettura del testo in allegato che riporta l’intervento di don Paolo Boggio, sacerdote cottolenghino, nel giorno della sua Commemorazione.

Deo Gratias!

Testo della riflessione di don Paolo Boggio

Scarica qui l’audio

Per saperne di più: Presentazione Suor Maria Carola


Arrivederci in Cielo, care Sorelle!

Con commozione, profonda gratitudine e preghiera al Signore, facciamo memoria di tutte le Sorelle della nostra Congregazione che hanno concluso il cammino terreno durante i tre mesi della pandemia del coronavirus. Sentiamo forte il desiderio di celebrare la loro memoria ricordando la preziosità della loro vita consacrata cottolenghina, donata e consumata per Dio e per i Poveri, fino al sacrificio della vita, compiuto nel silenzio e nella solitudine di quei tempestosi giorni del diffondersi del contagio nelle nostre comunità.
In spirito di forte comunione, di vera fraternità, di grande riconoscenza e di intensa preghiera, sentiamoci unite tra il Cielo e la terra come unica Congregazione che, insieme alla Piccola Casa, eleva a Dio il suo Deo gratias per queste nostre care Sorelle, in particolare per la carissima Madre Caterina Ternavasio, ricordando di ciascuna di loro la bellezza della loro consacrazione e del loro essere vere figlie del Santo Cottolengo.

Madre Elda Pezzuto

Ecco i loro volti, che ora contemplano quello del Padre!


“Guardate a Lui e sarete raggianti” (Sal 34,5)


“Conosce il Signore la vita dei buoni. La loro eredità durerà per sempre” (Sal 37,18)


“Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito” (Sal 45,14)


La Bellezza del nostro Incontro

Anche il nostro Santo, dal cielo, ha sicuramente pensato che quest’anno non ci sarebbe stata nessuna festa per lui.…Del resto egli stesso, conoscendolo, non avrebbe avanzato nessun desiderio, impegnato ad ascoltare le preghiere di tutti i suoi figli, ad intercedere per loro presso il Padre buono e
provvidente…quel Padre che ci ha insegnato ad amare, ad invocare sempre, specie nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo …..
La gioia di sapere che, nonostante le fatiche del momento, i suoi figli e le sue figlie spirituali, ma soprattutto i suoi “padroni” e le sue “perle”, cioè gli anziani, i poveri e le persone fragili accolte nelle diverse Case Cottolengo in Italia e nel mondo, sono trattati bene, stanno bene, …questo lo ricompensa già di tutto, è motivo di gioia grande….

Ma come si sa, non si “vuole bene” solo con la presenza e la vicinanza, …ci sono tanti e altri atteggiamenti con cui possiamo esprimere l’affetto, la gratitudine, la stima….e questo tempo così difficile e strano di pandemia lo dimostra. Non potendosi incontrare, la creatività dell’amore non ha comunque fermato l’entusiasmo dei giovani, degli amici e dei volontari della Famiglia cottolenghina e di quanti, fatto proprio il suo messaggio, hanno pensato comunque di far festa al Santo e testimoniarGli quanto la sua vita di fede, di speranza e carità sia importante per la loro esistenza.

Ed ecco quanto sono riusciti a”mettere in piedi” mobilitando l’universo mondo, ma…..che bellezza, che entusiasmo….e il Santo dal cielo gioisce e benedice.


Il pellegrinaggio della reliquia è partito…

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La peregrinazione è iniziata venerdì 17 gennaio dalla Chiesa Grande della Piccola Casa di Torino (via Cottolengo 12) con una celebrazione eucaristica alle 17 presieduta dal padre generale don Carmine Arice e terminerà il 17 gennaio 2021 a Roma.

Continua a leggere, per informazioni e aggiornamenti, su www.cottolengo.org


“Custodite dall’Amore per adorare e servire…” – Provincia Torino –

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Continua l’ascolto delle sorelle da parte di Madre Elda e delle consigliere nelle comunità della Provincia di Torino.

Cuneo-Paschera, Celle

Anche se molto tempo lo trascorriamo “in casa”, siamo sempre una comunità in uscita perché tante persone vengono ogni giorno per visitare i loro parenti….A loro diamo un sorriso, l’accoglienza semplice e cordiale, una parola di conforto e un consiglio, il tempo per il dialogo e l’ascolto.

Nell’anzianità è importante riconoscere il valore della preghiera per gli altri, così come l’offerta delle sofferenze, delle fatiche e continuare il dono di noi stesse a Dio.

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1° incontro a Torino (Mappano, Cuorgnè, Alba, Bra, Giaveno, S. Vincent, Orbassano, Brusasco, Casa Miriam, S. Pietro, Casa Emmaus, Madonna delle Grazie, Casa Betania)

Il bisogno maggiormente sentito oggi è sicuramente l’ascolto. Con i parenti che vengono a visitare i loro cari, abbiamo un vasto campo di evangelizzazione.

Parliamo di come trasmettere lo “stile” cottolenghino ai nostri collaboratori… non imponiamoci in modo forte su aspetti banali e marginali, trascurando invece ciò che è essenziale e se facciamo qualche servizio, facciamolo con stile cottolenghino che si veda, …si trasmette anche e soprattutto per osmosi.

Sono “orgogliosa” di essere anziana…vengono meno gli spazi di servizio, ma sono sempre suora cottolenghina. La testimonianza di una suora cottolenghina è sempre comunicazione del Vangelo di Carità…Vivo una realtà diversa, limitata, ma non limitante…. ho nel cuore il desiderio che la forza creativa e la vitalità profetica del nostro Carisma si sviluppi sempre più.

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Biella

Sacrificare l’essere efficaci per essere efficienti non è la nostra missione….noi evangelizziamo attraverso ciò che siamo.

La realtà del Monastero è un valore aggiunto alla nostra presenza e testimonianza in terra biellese. Molte persone si recano in Monastero per trovare consolazione e conforto nella preghiera e nell’ascolto che ricevono dalle nostre Sorelle claustrali.

Gli operatori laici sono importanti nelle nostre case …

Come noi religiose/i, anche i nostri dipendenti e collaboratori hanno bisogno di formazione, anche se ciò è difficile a causa del repentino avvicendamento del personale.

Le nostre stesse Sorelle anziane ed inferme sono tra coloro che hanno più bisogno di essere ascoltate; hanno bisogno di qualcuno che stia loro vicino.

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Comunità SS. Trinità

Ci è chiesto, nel nostro servizio, una diversa e per certi aspetti nuova  modalità di presenza; non dobbiamo essere preoccupate  del successo, non possiamo più pensarci “padrone” del servizio; il nostro successo è la testimonianza di perdono, di misericordia, di pazienza, di stare insieme volendoci bene e volendo bene.

Non sempre il personale è attento alle esigenze spirituali delle Sorelle malate…; spesso prevale l’espletamento dei servizi più che l’attenzione al fatto che c’è la preghiera, la S. Messa…, ma forse non sono stati neanche stati ben informati.

Ringrazio il Signore per tutto ciò che ho ricevuto nel passato e che ricevo ancora oggi; Lui mi aiuta e io sento che mi accompagna ….

A volte ci sono delle difficoltà che offro unita al Signore e così, in Cristo, partecipo alla salvezza del mondo.

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Moncalieri

Dai laici io sto imparando molto… apprezzo la loro pazienza nel rispettare i tempi di movimento di ciascuna delle sorelle anziane e l’impegno che mostrano nel soddisfare i loro piccoli o grandi bisogni.

Anche se anziana, posso fare ancora qualche piccolo servizio alle Sorelle più malate di me che sono Gesù…poi la preghiera è la mia missione ed è la forza per prepararmi all’unica cosa essenziale: l’incontro con Gesù.

Ho sofferto a lasciare il servizio, ma qui posso continuare ad amare, pregare e offrire: questa è la missione che vivo oggi con Gesù.

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Chieri

Ringrazio il Signore che mi chiama all’esperienza dell’anzianità e del vivere con le Sorelle ammalate.

Io sono serena e mi trovo bene in questa comunità….. Siamo Sorelle anziane….la nostra è una comunità che prega e le Sorelle mi aiutano a pregare.

La mia missione è fare qualsiasi piccola cosa, anche solo un sorriso.

Io sono contenta dei laici che ci aiutano e ci servono…Sono gentili, mi salutano sempre e bene….Anche loro sono contente di stare con noi suore.

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Pinerolo, Pinasca, Barge e Sanfront

È difficile andare a riposo… personalmente mi è costato molto …vivo la preghiera ed offro.

Sono una Suora in uscita attraverso la preghiera per tutti …le mie consorelle mi insegnano tanto: la pazienza, il sacrificio.

Dobbiamo avere una visione ottimista, in confidente abbandono alla Provvidenza Divina. Noi sorelle anziane non siamo inutili. Per noi la missione continua con una nuova modalità di amare i poveri.

È importante la formazione sia professionale che carismatica dei laici.

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Casa Betania

Voglio ringraziare il Signore per questo tempo di “calma”…prima ero sempre di corsa, ora mi è data la possibilità di poter coltivare maggiormente le relazioni con le Sorelle e con il Signore, nella preghiera.

Ringrazio il Signore che mi ha chiamata a servirlo nei poveri. Ho sempre lavorato bene con tutte le Consorelle, i volontari e i laici…ho sempre rispettato la loro persona e il loro ruolo.

Io devo ancora prepararmi ad accettare l’inattività perché spesso penso ai poveri …e mi mancano. Poi ringrazio il Signore per questo tempo che mi dona perché io passi dal fare all’essere e prepararmi all’incontro con Lui.

Nella vita di ognuno ci sono alti e bassi, ma mi sono sempre trovata a cantare il Te Deum perché la mia vita non l’ho programmata io, ma il Signore: è Lui che la porta avanti e io mi fido di Lui.

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Madonna delle Grazie

La nostra testimonianza è fatta di gesti quotidiani e semplici: lo stare accanto ai malati per ascoltarli e portare loro la consolazione di Gesù, dare indicazioni e accompagnare il paziente all’ambulatorio richiesto…è il nostro essere presenza.

Il rispetto delle leggi ci aiuta anche a rendere concreto il Carisma…ci aiutano a metter al centro la persona.

A volte riesco a vedere il positivo, altre volte fatico a capire dove stiamo andando come Piccola Casa, come cottolenghini!

Pensandomi anziana, vorrei che si facesse qualcosa di più per le Sorelle a riposo…che abbiano attività ed interessi che li stimolino.

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Cuor di Maria, Emmaus, Cottolengo

Non sono mai andata in corsia per il ruolo, ma per essere una presenza che porta Gesù ai malati. Ciò che conta per me è vivere la carità con chi mi è accanto: le sorelle e i poveri.

Il grido del povero nella Piccola Casa è quello di Gesù Eucarestia nel tabernacolo che è spesso solo. Lui ci dice”venite a me voi che siete affaticati ed oppressi”.

Come ascolto il grido del povero? Cerco di rispondere da sola ai loro bisogni senza collaborare con Dio? Li porto a Gesù?

Per essere una suora cottolenghina non serve il ruolo, serve l’essere sorella e madre, serve la capacità di relazione. La Piccola Casa è di coloro che l’abitano: i poveri, i religiosi e i laici.

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Madre Nasi

Sento che le forze diminuiscono, ma ciò che resta importante è il valore della consacrazione che non è fare, ma essere.

È importante avvicinarci ai fratelli, specie ai malati, con umanità perché la sofferenza trova senso solo se accompagnata. La sofferenza non è mai vana e attraverso vie sofferte e molto personali alcuni cercano e trovano la fede.

La presenza nei reparti accanto agli ospiti e alle sorelle anziane è importante e preziosa.

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Annunziata

La Piccola Casa dovrebbe aprirsi anche alla cura delle malattie mentali.

Quando ascolto i bisogni degli ospiti, quando li accompagno nell’ultimo tratta di vita e con loro i propri parenti, vivo il mio essere “in uscita”.

Comunità Cottolengo

“Essere in uscita” vuol dire, per me, vivere in uscita da me stessa, uscire dai miei comodi, andare verso gli altri, cercare il loro bene.

Porto nel cuore una domanda: come Congregazione andiamo di più verso la gestione delle opere o verso la vitalità della spiritualità cottolenghina? Non abbiamo molti religiosi preparati per certi ruoli di direzione e a fronte dei tanti laici che collaborano con noi nelle nostre opere è importante che siamo carismaticamente e spiritualmente preparate per trasmettere loro un solido fondamento carismatico.

Auspico una sempre maggiore collaborazione tra religiosi, laici e tra le diverse Direzioni per discernere le risposte da dare alle nuove sfide.

Sento che dobbiamo prenderci maggior cura dei nostri volontari…Anche per loro sta avvenendo un processo di cambiamento sul loro essere presenti accanto ai nostri ospiti ed hanno bisogno di essere accompagnati e sostenuti.

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2° incontro a Torino (Viù, Alba, Bra, S. Vincent, Casa Betania, Casa Esercizi, Annunziata, Casa Formazione)

Sono contenta del servizio che la Provvidenza mi ha dato…cerco di vedere nelle persone povere la bellezza che sono e Gesù che è in loro.

La Provvidenza mi ha chiesto di andare in parrocchia. Sto vivendo una bella esperienza di chiesa e di evangelizzazione…la gente ha bisogno di vedere che le suore ci sono ancora ….

Queste giornate per me sono un richiamo a rivedere il mio servizio verso i poveri che per me sono le sorelle anziane…per loro basta un sorriso, un saluto, una attenzione. – Il Carisma cottolenghino è vivo …dentro di noi c’è una lampada accesa. La Piccola Casa sta rispondendo a varie emergenze: quella abitativa, educativa….I laici che sono con noi da tempo riconoscono la significatività dei religiosi…chi è nuovo va accompagnato, bisogna “prendersene cura”. La presenza di una sorella in una corsia, in struttura è importante per custodire il carisma


Gordevio

La nostra comunità, con i suoi limiti, è attenta ed aperta al bisogno di coloro che sono ospitati o che frequentano la Casa. Anche in questo territorio svizzero, la nostra presenza è testimonianza di amore per i più poveri e si impegna perché questo sia sempre più il criterio che orienta le scelte.

La collaborazione con i laici, a Gordevio, non è difficile e questo per merito del grande impegno profuso già negli anni passati per la formazione del personale e delle suore che, a vario titolo, vi hanno operano e vi operano.

Per noi, Sorelle anziane, è importante che gradatamente assumiamo la “missione” che meglio ci compete: quella dei piccoli gesti come lo stare accanto ai nostri anziani ricoverati, fare loro compagnia, aiuto nella Catechesi, maggior tempo di preghiera personale …..Questa missione dei piccoli gesti fa sentire bene i nostri ospiti, ma anche noi perché ci rende partecipi, seppure in modo diverso, della vita della Casa e ci permette di continuare ad amare col dono di noi stesse.


Madre Elda augura buon anno!

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Carissime sorelle e carissimi fratelli della Famiglia carismatica cottolenghina,
mentre il cuore di noi membri della Famiglia cottolenghina è ancora traboccante di gratitudine a Dio Padre per l’anno terminato denso di grazie e di benefici, tutto dono della Divina Provvidenza, il nostro animo dà accoglienza all’Anno Nuovo 2020 con speranza, fiducia, gioia e pace! Deo gratias! Continua a leggere…


“Custodite dall’Amore per adorare e servire: viviamo la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri“

Category : Vita di famiglia

Madre Elda con le Consigliere della Famiglia di Vita apostolica hanno percorso “in lungo e in largo” l’Italia per incontrare tutte le Sorelle delle comunità e insieme 3° Consegna degli Atti del X Capitolo generale che ci esorta a vivere “la mistica dell’incontro quotidiano con i Poveri”. Per poter vivere in modo vero l’incontro con il povero è necessario saper “ASCOLTARE”. È questa una parola dal profondo significato biblico: è Dio che per primo si è messo in ascolto della sofferenza del suo popolo…di ciascuno di noi.

L’ascolto è l’atteggiamento  richiesto per poter svolgere con rinnovato entusiasmo la nostra missione di “sorelle e madri dei poveri” e servirli con quella espansione di tenerezza, amore e gioia, caratteristiche della spiritualità cottolenghina.

Ci sentiamo, così, profondamente radicate nel cammino della Chiesa, ben delineato da papa Francesco nell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando dice: La missione … non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, … È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (EG 273).

PROVINCIA DI ROMA

Sardegna

“La missione sta nella testimonianza che si dà. Arriva per tutte il tempo di lasciare l’attività, ma i piccoli gesti, come un sorriso, una buona parola, un gesto di delicatezza…sono testimonianza della tenerezza di Dio e quindi sono espressione di missionarietà.”

“È importante fare un lavoro personale e interiore per poter passare dal fare all’essere.”

Toscana

“Io sono contenta e mi sento una “missione” perché ogni attimo è vissuto nell’amore e nell’ascolto delle Sorelle, anche quelle più difficili e malate.”

“Voglio morire in uno slancio d’amore per Gesù.”

Lazio

“È importante crescere e rafforzarci nell’essere, crescere nella fede che ci aiuta a vivere relazioni umane tra di noi e con chi incontriamo: rispetto, stima perché tutti perché siamo figli di Dio, figli amati e perdonati.”

“Doniamo la vita non solo nel servizio, ma sempre! L’offerta delle nostre sofferenze, unite a quelle di Cristo ci permette di continuare a stare spiritualmente accanto ai fratelli.” 

Campania

“È l’amore che mi spinge verso i poveri…l’amore apre il cuore e la mente”

“Ho ricevuto molto e forse ho dato poco, ma i poveri sono dentro di me e li amo molto, sono la perla preziosa.”

Emilia Romagna

“I laici sono chiamati ad essere più attivi e protagonisti nella Chiesa…questo interpella anche noi religiose chiamate ad aiutarli a crescere nella corresponsabilità e partecipazione delle nostre opere.”

“Io sono entusiasta di tutto il bene che la Piccola Casa sta facendo per i poveri. Mi sento spinta a pregare perché la Piccola Casa e il Carisma cottolenghino si espanda sempre più.”

Lombardia

“L’incontro con l’altro è sempre un incontro mistico che lascia una scia di luce dentro e questo permette di intessere vere relazioni.”

“La Divina Provvidenza mi manda i poveri e io li aiuto con tanto affetto….cerco di ascoltare la loro sofferenza. Alla sofferenza umana Dio non da la risposta, ma una persona che accompagna e aiuta a vivere tale sofferenza”

“Di tutti gli anni di servizio dico Deo Gratias e le fatiche dell’oggi le accolgo e le offro così che nulla vada perduto per quest’ultimo pezzo di strada che ho da percorrere.


Io sono una missione

“Io sono una missione” è questo il tema trattato da Padre Marcello Finazzi (Passionista) tenuto alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino sabato 14 settembre, in occasione del 22° incontro nazionale dei Laici Aggregati alla Congregazione delle Suore di S.G.B.Cottolengo.

Sono stati giorni di formazione e di grande intensità che sono culminati domenica 15 settembre nella celebrazione eucaristica nella Chiesa Grande durante la quale hanno emesso o rinnovato le loro promesse alcuni appartenenti all’Associazione.

Riportiamo una testimonianza di chi ha partecipato all’incontro con Padre Marcello.

Dove tu mi vuoi…
L’incontro con padre Marcello è stato davvero illuminante. È riuscito a creare quel ponte, che spesso manca anche a noi che ci professiamo cattolici, tra il concetto di Missione e la nostra vita quotidiana.
Perchè un Dio che potrebbe agire da solo coinvolge noi? Lui, nella sua infinita misericordia, nel suo darsi totalmente a me, per me, sceglie di non agire da solo e di coinvolgermi nel Suo progetto.
La Missione viene intesa non come un impegno moralistico, ma come un sentire dentro, una fiducia piena, un abbandono che i cristiani affrontano con coraggio, un coraggio carico di realismo e di gioia che non significa non ammettere che talvolta umanamente si fa fatica, ma mettersi comunque in cammino, mettersi nelle Sue mani e leggere gli avvenimenti alla luce di un disegno d’Amore che Dio ha accuratamente preparato per ciascuno di noi.
Padre Marcello ci ricorda che siamo una Missione su questa terra, marchiati a fuoco da tale Missione che non può rappresentare solo una parte della nostra vita, ma deve coincidere con il nostro stesso essere e che ci porta alla consapevolezza che l’incontro con Dio è un incontro d’Amore, è un incontro che porta alla sequela e ci rende fiumi d’acqua viva, sorgente per l’altro. Ciò che scaturisce da questo incontro è un ancor più forte desiderio di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, alleviare, liberare e guarire.
Il missionario è colui che ha conosciuto l’Amore di Dio, è colui che ha sperimentato con tutta la sua umanità l’esperienza di essere amato realmente e gratuitamente. Proprio in virtù di ciò testimonierà con tutta la sua vita la bellezza della sequela e la gioia di lasciare tutto per andare verso la porta stretta, con la certezza che una volta attraversata questa porta troverà come immensa ricompensa il grande mare dell’Amore di Dio.
La sclerocardia in cui siamo immersi nella nostra vita quotidiana, conclude Padre Marcello, ci porta a mettere noi stessi al primo posto, a cercare personali riconoscimenti, a difendere il nostro punto di vista, a rimanere ancorati ai nostri schemi, senza sentirci più popolo. Così facendo ci allontaniamo sempre di più da una carità concreta e generosa.
Apriamo il cuore perchè accada l’esperienza dell’abbraccio rigenerante, un abbraccio che trasforma le nostre profonde ferite in feritoie all’interno delle quali Gesù Cristo può entrare e alleviare il dolore.
Per essere Missione, lasciamo quindi che Dio ci contempli, cambiamo sguardo, non ci accontentiamo, attingiamo dal Suo Amore, cerchiamo di avere uno sguardo di fede sulla realtà che viviamo, lasciamo che il nostro caos sia “abitato” dal Mistero e sarà il Mistero stesso a darci le risposte.
Deo Gratias
Francesca Cirese       

Possano davvero queste giornate essere state un punto di partenza o una continuazione del cammino alla scoperta del nostro ESSERE missione ogni giorno!


Convegno Giovani

Giornate di riflessione su Giovani e Vita Consacrata alla Piccola Casa di Torino nei giorni 4-5-6 ottobre 2019.
La Chiesa, nel recente Sinodo dei Vescovi su “Giovani, fede e discernimento” si è fortemente interrogata sulla realtà giovanile e Papa Francesco nell’Esortazione apostolica “Christus Vivit” invita le Comunità ecclesiali, religiose e associative a compiere un ulteriore passo in avanti nell’ascolto dei giovani e a rivolgersi a loro con parole di speranza, di fiducia e di consolazione.


La nostra Congregazione desidera accogliere le provocazioni emerse dal lavoro sinodale per:

  • Riflettere insieme sulla condizione giovanile attuale
  • Trovare nuove strade che permettano di avviare nuovi processi su come ravvivare la fede e come consegnare il Vangelo ai giovani di questo tempo
  • Interrogarsi su come trasmettere ai giovani la bellezza del messaggio dell’amore di Dio che trova nell’esperienza di San Giuseppe B. Cottolengo e della Piccola Casa una concreta ed attuale espressione
  • Lasciarci provocare dai giovani per intercettare i loro sogni ed imparare i nuovi linguaggi con cui i giovani esprimono il proprio vissuto.

Questo è un compito comune, che richiede di valorizzare le sensibilità di tutti e cercare poi delle sintesi: ecco il perché di queste giornate a cui sono invitati i religiosi cottolenghini e i giovani che incontriamo nelle diverse nostre presenze.
Insieme a Papa Francesco vogliamo gridare ai giovani che Cristo è vivo e desideriamo che i giovani stessi siano i protagonisti del proprio cammino di crescita umana e spirituale, della propria gioia!
Il Vangelo dell’amore di Cristo che è stato ed è la forza che ha fatto nascere e fa andare avanti questa opera di Vangelo che è la Piccola Casa, ci interpella su come aiutare le persone che accogliamo, che incontriamo e ci incontrano ad abbracciare il futuro con speranza, aiutandoli a riconoscere il senso vocazionale della propria vita.


Festa al monastero Sacro Cuore

25 anni fa, precisamente nel 1994, il Monastero cottolenghino “Sacro Cuore”, dalla Piccola Casa di Torino si trasferiva a Manziana. 

Un fatto simile era successo al nostro Santo fondatore quando fu costretto, dalle Autorità di allora, a chiudere le piccole stanzette del “Deposito de’ poveri infermi del Corpus Domini”, più tardi chiamato “Ospedaletto della Volta Rossa”, sito in Via Palazzo di Città, a Torino, dove accoglieva i malati che non trovavano posto negli altri ospedali.

Dopo la chiusura forzata dell’ “Ospedaletto”, Giuseppe Cottolengo non si scoraggiò e sempre a Torino, in zona Valdocco (l’attuale sede centrale), diede inizio alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”. Acquistò alcuni locali per ospitare nuovi malati e, ogni volta che se ne presentava la necessità, accolse le persone bisognose creando locali appositi, senza pensare assolutamente alla disponibilità di risorse per sostenerle, ma confidando solo nella Divina Provvidenza.

Giuseppe Cottolengo era nato a Bra (CN) e da buon braidese, sapeva che i cavoli per crescere bene vanno trapiantati…e ,infatti, la Piccola Casa è cresciuta non solo in Torino, ma in Italia e nel mondo.

Ed ecco che la storia si ripete a conferma che “Bisogna confidare e confidar sempre in Dio: e se Dio risponde colla sua Divina Provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure provvede”(Detti e Pensieri n. 41).

Anche il nostro Monastero, dopo le difficoltà iniziali e la sofferenza per l’allontanamento dalla Casa Madre di Torino, ha visto la nascita di nuovi germogli e speranze. Le Sorelle hanno vissuto questi anni e vivono tutt’ora nell’impegno di entrare nel cuore della gente, entrando nel cuore di Dio, facendosi “intercessori” presso il Padre.

Si, la presenza in questi 25 anni delle nostre Sorelle è stata benedetta dall’affetto di tante persone che in questa ricorrenza si sono strette attorno alle nostre Sorelle nella preghiera Eucaristica di lode e di ringraziamento, dal dono di nuove vocazioni, ma soprattutto come loro stesse hanno detto:

“Questi anni li abbiamo vissuti nel servizio di preghiera e di lode continua a Dio per il bene della Chiesa e dell’umanità. Al Signore, per intercessione di San Giuseppe Cottolengo, chiediamo di continuare a scrivere con la nostra vita, pagine di santità e di rimanere fedeli, nel quotidiano, all’ideale contemplativo voluto dal nostro santo Fondatore, così da essere il cuore orante della Chiesa, della Piccola Casa, della Diocesi di Roma e della Parrocchia di Manziana. Deo gratias a tutti coloro che hanno creduto nella nostra vocazione di intercessione, consegnadoci il loro cuore, le gioie, le sofferenze, insieme alle intenzioni di preghiera e di aiuto da presentare al Signore.”.

La Comunità si è preparata a vivere questa giornata di ringraziamento con un Triduo e con la Celebrazione eucaristica presieduta dal Padre della Piccola Casa , don Carmine Arice, alla presenza della Madre Generale delle Suore di San Giuseppe B. Cottolengo, Madre Elda Pezzuto. 

La ricorrenza è stata motivo per allestire una Mostra con foto che narrano la storia della Comunità.

Deo gratias!


Frase del Santo

L’allegria non ha mai guastato la santità